Attenzione

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

“I bambini non sono dei piccoli adulti, gli adulti invece sono oggi i bambini che sono stati ieri”.

Ho sentito questa frase in un congresso di pediatri e mi è rimasta impressa: una volta si pensava che fra adulti e bambini ci fosse solo una differenza “quantitativa” e che bastasse comportarsi di conseguenza: in medicina, per esempio, sembrava sufficiente adeguare al peso la dose dei farmaci.

Oggi sappiamo che non è così: i bambini non sono soltanto più piccoli, sono anche diversi dagli adulti, perché sono esseri umani “in formazione”. La loro struttura fisica si sta plasmando (e perciò sono sensibili all’azione di sostanze nocive, per esempio), ma soprattutto si modella la loro struttura mentale, attraverso il crearsi di miliardi di connessioni fra le cellule del cervello. A seconda di come queste connessioni si stabiliscono il cervello stesso può svilupparsi in un’infinità di modi diversi. E a seconda di come si svilupperà il cervello l’adulto che ciascun bambino, pur se fisicamente molto simile agli altri adulti, sarà mentalmente diverso. Questo oggi lo sappiamo per certo: la moderna neurologia (quella che chiamano anche neuroscienza) ce lo conferma ogni giorno.

E chi dirigerà questa meravigliosa opera di costruzione della mente? Siamo noi stessi, noi adulti che generiamo, educhiamo, istruiamo e curiamo i nostri figli.

Ciascun bambino nascerà con un suo “temperamento”, che gli viene dai geni trasmessi dai suoi genitori, ma nel corso dell’infanzia si formerà il suo “carattere” plasmato dall’impronta che la vita lascerà su di lui.

Ecco perché l’educazione, l’ambiente familiare, l’istruzione, la società in cui ciascun bambino cresce sono fondamentali per quello che sarà il suo destino, per quello che diventerà (o non diventerà) da grande.

E milioni di famiglie, l’intera struttura sociale e le istituzioni che la società si da per “istruire” i propri membri imprimeranno un “carattere” alla società in cui viviamo.

Se questa società non ci piace, oppure ci piace poco, è anche perché ciascuno di noi (forse) non è stato abbastanza bravo da imprimere sul temperamento dei propri figli la giusta impronta.

Ecco perché i bambini hanno bisogno di attenzione, educazione e istruzione.