Nati per leggere

Nati per Leggere è un progetto di promozione della lettura ai bambini dai 6 mesi ai 6 anni di vita del bambino promosso da Associazione Culturale Pediatri, Associazione Italiana Biblioteche e centro per la Salute del Bambino. Questo mese parliamo di: "Il libro e il suo tempo"...

Spesso ci si chiede quale sia il momento migliore e più opportuno per leggere un libro ad un bambino e quanto possa durare quest’attività. Se si considera la lettura anzitutto un piacere ed un divertimento per il bambino, tanto quanto per l’adulto che gli è accanto, va da sé che sia un’attività cui dedicarsi in modo totalizzante, senza forzare il bambino quando esprime interesse ad altro o manifesta uno stato agitato.

Il tempo della lettura con un bambino dovrebbe essere lungo quanto basta per dare rilievo all’esperienza, breve quanto necessario per non annoiare. In pratica, dovrebbe durare tanto quanto lo desidera un bambino. Dovrebbe essere inoltre un’esperienza quotidiana per poter creare fin da piccolissimi una piacevole abitudine ed essere un tempo ripetuto più volte nel corso della giornata (non solo prima del sonno, ma anche durante la merenda o tra un’attività e l’altra) in modo da creare una sorta di camera di decompressione tra le varie attività. Dovrebbe essere un tempo quieto quando necessario (prima del sonno), ma anche movimentato in altri momenti del giorno. Infine dovrebbe essere un tempo libero da valutazioni, divieti, distrazioni o costrizioni.

 

Annamaria Facchinetti, educatrice del Centro per la Salute del Bambino
 

Bimbi e libri

Ogni bambino possiede delle caratteristiche personali diverse da ogni altro suo coetaneo, quindi queste brevi indicazioni possono semplicemente aiutare a comprendere il processo di avvicinamento ai libri.


Nei primi mesi di vita al bambino piacciono le ninne nanne, cantate e raccontate e dai quattro-sei mesi di vita è attratto dalle figure di volti mentre cerca di prendere e di mangiare il libro.  A questa età e almeno fino ai dodici mesi i libri da proporre sono quelli resistenti, atossici, con pagine grosse, colori vivaci e oggetti familiari o figure di bambini. Verso i nove mesi  il bambino acquisisce la capacità di passare il libro, se non è ingombrante, da una mano all'altra, mentre verso l’anno riesce a tenerlo in mano. Le figure preferite riguardano i gesti e l’ambiente familiari, piccoli animali.

Verso l’anno e mezzo il bambino gira le pagine usando due dita e completa le frasi con grande soddisfazione. Dai due anni gioca e trascina i libri in giro per la casa, leggendo alle bambole o al gatto, inventando lui stesso storie a suo piacimento. Ama identificarsi con i personaggi, che narrano il superamento di prove, che provocano ilarità. Le fiabe tradizionali e le favole favoriscono la proiezione all'esterno di paure ed emozioni che il bambino ha dentro di sé.
 

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Come imparare a leggere per il proprio bambino

Fin dalla nascita il bambino possiede delle abilità linguistiche per predisposizione
innata; queste si amplificano grazie all’offerta degli stimoli ambientali. Ecco perché la lettura è una pratica fondamentale e preziosa per contribuire in modo significativo allo sviluppo del linguaggio e delle competenze di letto-scrittura.

Molti adulti non hanno avuto nella propria infanzia l’opportunità di ascoltare racconti o letture e per questo motivo si sentono poco adeguati a leggere ad alta voce. Ognuno di noi sa che per assimilare o sollecitare delle attitudini occorre mettersi in gioco, fare esperienza, quindi quello che suggeriamo ai genitori è di iniziare a leggere e a sentire la propria voce fin dal periodo prenatale, esplorando libri di filastrocche dedicati proprio alla nascita e ai primi mesi.

La lettura scivola facilmente se il libro serba un contenuto con ritmi fluidi che permettono alla voce di danzare nell’aria. Più la lettura piace e coinvolge, più la danza sarà armoniosa. Più la mente entrerà nella storia più il lettore dimenticherà di controllare la propria prestazione e si ritroverà a godere della storia stessa. Ricordate che se la storia non risulta piacevole è meglio cambiare libro, per questo si invitano i genitori a visionare molti libri, provando a leggerli per sé ad alta voce per testare il loro “funzionamento” in sintonia con le corde emotive dell’adulto e anche del bambino.
 

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Come leggere

Prima di leggere ricordiamoci di scegliere un luogo confortevole, eliminare fonti di distrazione e poi introdurre il libro facendo vedere la copertina, presentando l’autore e descrivendo brevemente la storia.

Il bambino seduto in braccio o di lato se è più grande può vedere il libro e le immagini chiaramente. Si possono indicare le figure, commentarle e parlare collegando i fatti del libro con l’esperienza del bambino; è molto importante permettere al bambino di indicare lui stesso le figure e lasciare che giri le pagine da solo perché gli permette di esercitare il controllo sul libro.

L’amore per la lettura nasce dall’esempio che noi stessi diamo al bambino, leggendo con partecipazione, dando la possibilità di scegliere il libro se non è troppo piccolo. Si suggerisce di essere chiari nella dizione e di usare anche la mimica per raccontare la storia. Il cambio delle voci dei personaggi è un’opportunità per consentire emozioni e comprensioni maggiori. Il ritmo della lettura si può variare: la lentezza e il tono basso della voce trasmettono un momento di suspance, un cambio di situazione mentre la lettura veloce e il tono alto favoriscono ilarità.

Seguendo l’inclinazione spontanea per la lettura ci si sente a proprio agio e si dona al bambino la gioia dell’ascolto.
 

Costruire una relazione significativa

I bambini hanno bisogno di ricevere amore e di costruire un rapporto profondo e significativo con i genitori. La lettura ad alta voce è un ottimo momento per promuovere le attività relazionali, perciò la condivisione di questa pratica è spesso fonte di conoscenza e di approfondimento di temi che coinvolgono la crescita del bambino. Allo stesso tempo le letture inducono riflessioni autonome che necessitano di tempo ed è per questo che a volte la cosa migliore che un adulto può fare è riconoscere quali sono i momenti in cui per il bambino è utile stare da solo. Il ruolo dell’adulto è quello di sostenere, soprattutto dare rinforzi, permettendo al bambino di sviluppare il suo potenziale autonomo.

Quindi, ascoltare il bambino con attenzione è più importante di quello che il genitore possa dire, sia nel quotidiano che nei momenti di crisi. I libri sono un valido sostegno per riflettere sulle esperienze, forniscono esempi concreti per scoprire soluzioni alternative, per solleticare la curiosità, per stimolare la creatività. Attraverso i dialoghi che la lettura sollecita il bambino comprende il valore e l’importanza della relazione. Il bambino acquista sicurezza e competenza per affrontare le piccole grandi sfide della vita, consapevole di poter controllare quello che gli succede; in caso di bisogno potrà sempre contare sul proprio genitore.

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Il libro e il suo tempo

Spesso ci si chiede quale sia il momento migliore e più opportuno per leggere un libro ad un bambino e quanto possa durare quest’attività. Se si considera la lettura anzitutto un piacere ed un divertimento per il bambino, tanto quanto per l’adulto che gli è accanto, va da sé che sia un’attività cui dedicarsi in modo totalizzante, senza forzare il bambino quando esprime interesse ad altro o manifesta uno stato agitato.

Il tempo della lettura con un bambino dovrebbe essere lungo quanto basta per dare rilievo all’esperienza, breve quanto necessario per non annoiare. In pratica, dovrebbe durare tanto quanto lo desidera un bambino. Dovrebbe essere inoltre un’esperienza quotidiana per poter creare fin da piccolissimi una piacevole abitudine ed essere un tempo ripetuto più volte nel corso della giornata (non solo prima del sonno, ma anche durante la merenda o tra un’attività e l’altra) in modo da creare una sorta di camera di decompressione tra le varie attività. Dovrebbe essere un tempo quieto quando necessario (prima del sonno), ma anche movimentato in altri momenti del giorno. Infine dovrebbe essere un tempo libero da valutazioni, divieti, distrazioni o costrizioni.

 

Annamaria Facchinetti, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

La biblioteca, un luogo magico!

Gli odori dei libri, il suono dello sfogliare le pagine di carta, il silenzio osservato all’ascolto di un lettore: suggestioni che inducono ad un tempo rallentato, centellinato e permangono nel cuore come ricordo di momenti passati in biblioteca. Il termine deriva dal greco biblíon (libro) e théke (ripostiglio) e suggerisce un rifugio dove i libri abitano e prendono vita insieme a storie e parole volanti, come nel cortometraggio poetico "The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore" di William Joyce e Brandon Oldenburg.


Nei documenti IFLA/UNESCO, la ragion d'essere di una biblioteca è quella di fornire l’accesso alla conoscenza, all’informazione e alle opere dell’immaginazione tramite una gamma di risorse e di servizi e di essere aperta equamente a tutti i membri della comunità.


I bambini che hanno l’opportunità di recarsi in biblioteca trovano uno spazio dedicato alle loro esigenze, libri e materiali adatti a stimolare la curiosità, personale dedicato e appassionato che in primo luogo offre consigli adatti alla fascia di età e ai gusti, ed effettua il prestito gratuito dei libri. In biblioteca spesso vengono proposte letture ad alta voce per avvicinare anche i genitori più timidi a questa modalità di relazione particolare da attuare con i propri figli.
 

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

La magia della voce nella lettura

Quando si legge un libro ad un bambino piccolo, per favorire la ricettività dell'ascoltatore, è importantissimo tenere presente tutto ciò che riguarda la comunicazione non verbale: il nostro tono di voce, i nostri movimenti, le posizioni che assume il nostro corpo. Modulando tutti questi elementi possiamo creare un clima rilassato, di intimità e vicinanza emotiva, che faciliti la comunicazione.

L'uso che l'adulto fa della voce nella narrazione è a questo proposito fondamentale: la monotonia rischia di annoiare o di far distrarre il bambino, al contrario, un utilizzo espressivo della voce lo incuriosice e lo cattura. È importante riuscire a variare sapientemente la nostra voce, così da stimolare l'interesse del bambino per i personaggi e la trama: possiamo accelerare i tempi di lettura laddove la narrazione lo richieda, caraterizzare le voci dei diversi personaggi, creare suspance trattenendo il fiato in situazioni di sorpresa o pericolo, utilizzare la punteggiatura per trovare le intonazioni ed il ritmo più giusto, bisbigliare o innalzare la voce.

Tutte queste piccole strategie contribuiranno non solo a rendere maggiormente suggestiva la lettura di un libro, ma anche e soprattutto a far sì che il nostro bambino raggiunga stati emotivi in linea con il messaggio che si vuol trasmettere.
 

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

La seconda lingua

Un gran numero di studi ha inequivocabilmente dimostrato che non solo l'esposizione precoce a due lingue non compromette l'apprendimento linguistico, ma che in realtà costituisce “cibo per la mente” e produce un ampliamento più generale delle competenze cognitive e delle abilità sociali, prima fra tutte quella di sintonizzarsi più facilmente con idee e concetti diversi, in altre parole, di essere più aperti ed elastici.

L'ascolto precoce di una seconda (o terza) lingua, alla luce di quanto si sa, già all'interno della famiglia, costituisce un investimento sullo sviluppo complessivo del bambino, ed un arricchimento del suo bagaglio intellettivo e culturale di cui certo avrà modo di avvalersi, e in molti modi, durante tutta la vita. La valorizzazione delle radici linguistiche e culturali, lungi dall'essere un elemento di differenziazione divisione e contrapposizione, costituisce fattore di ampliamento delle potenzialità di esprimersi, è un “avere più colori nella tavolozza”, ma anche soprattutto – come le ricerche dimostrano, più capacità di comprendere ed apprezzare le differenze.
 

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Le domande magiche e la lettura dialogica

Imparare a indicare con il dito per comunicare è un processo che inizia intorno ai sei mesi; il bambino dirige la propria attenzione verso un oggetto interessante e l’acquisizione di questa abilità costituisce un balzo in avanti dello sviluppo linguistico. Oltre che a giocare ripetendo vocalizzazioni e lallazioni, è utile che l’adulto verbalizzi le intenzioni del bambino, il bambino sente parole che si riferiscono esattamente a ciò che lo interessa in quel momento e apprende la parola. Allo stesso modo si facilità la comprensione dei nuovi vocaboli indicando e nominando lefigure.

Dai dodici mesi è bene lasciare al bambino il controllo del libro per permettergli una ampia esplorazione. Si può mettere in relazione la storia letta con le sue esperienze, chiedere “dov’è? cos’è?” e dare il tempo al bambino di rispondere. Dai tre anni le domande possono permettere al bambino una risposta più complessa come “cosa sta succedendo?”, “tu cosa avresti fatto?”. Il bambino ama raccontare la storia a modo suo agli adulti ma anche ai pupazzi.

Nel primo anno ricordiamoci di considerare normale l’attenzione breve del bambino e anche successivamente rispettiamo i suoi tempi mirando piuttosto a vivere momenti di divertimento genuino.

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Leggere e rileggere

A volte non solo i genitori, ma anche gli educatori degli asili nido, si stupiscono
di quante volte un bambino chieda gli venga riletto uno stesso libro.
In realtà l’evento in sé non dovrebbe stupire molto, ed anzi, fatte le debite
riflessioni, ci può apparire come un fatto naturale. I libri illustrati per bambini
oggi offrono una grandissima quantità di tematiche diversificate: il bambino
nei libri ritrova emozioni e stati d’animo che vive in prima persona, momenti
del quotidiano legati ai suoi bisogni, relazioni con adulti a volte distratti,
litigi tra fratelli, ricerca d’amicizia, difficoltà a confrontarsi con chi è diverso
magari nel fisico o nelle idee... Il bambino, nelle pagine di un libro, ritrova non
solo se stesso, ma anche ciò che a volte va oltre a lui, ciò che non ha ancora
vissuto o scoperto e che lo incuriosisce. Ecco dunque che nel chiedere una rilettura
possiamo scorgere da un lato il desiderio di ricercare sicurezze (ciò che vivo e che conosco mi appartiene, ha un nome ed una collocazione) e dall’altro la volontà di appropriarsi e conoscere quel mondo ancora sconosciuto proposto
al bambino attraverso una prospettiva a sua misura, del suo modo di pensare ed esprimersi. Inoltre, ma non di secondaria importanza. “La ripetizione rassicura, consente di vivere intensi momenti di intimità, di amore condiviso e
rassicurante. Il bambino farà le stesse domande, negli stessi punti, per la gioia di sentire le stesse risposte che vengono dalla persona amata” (Pennac, Come un romanzo, 1993).

Annamaria Facchinetti, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Lo sviluppo biologico

Lo sviluppo emotivo e il riconoscimento delle emozioni

Il processo di riconoscimento delle emozioni è estremamente importante e profondo e non riguarda puramente un semplice apprendimento cognitivo.

Come fa un bambino a capire le proprie emozioni - paura, tristezza, rabbia, gelosia, tenerezza, curiosità, sorpresa, gioia, noia?
Può farne esperienza diretta, ma, affinché questa sia da lui riconosciuta come vera, il bambino ha la necessità di sapere che anche il genitore la sente e quindi la comprende e la condivide. Anche attraverso la lettura e l’immedesimazione nei personaggi il bambino individua le emozioni.

Mentre l’adulto legge e il bambino ascolta, l’attenzione condivisa sulla storia implica un coinvolgimento all’unisono che consente un riconoscimento a partire dal fatto che i due “vivono” insieme quella emozione.
Il bambino capisce che quel sentire riguarda anche altre persone. Sono sentimenti sensati, che si possono comunicare, condividere, riconoscere e rispettare. È utile far capire al bambino che le emozioni non vanno combattute
o svalutate, ma vissute perché appartengono a tutti gli uomini.

Lo sviluppo relazionale

Non è mai troppo presto per gettare le basi di una buona relazione.

Attraverso la lettura questa si rafforza, si facilita la costruzione del legame di attaccamento così importante per l’uomo. Nati per Leggere sembra essere un paradigma di questa relazione. 

Il processo di attaccamento porta il bambino ad utilizzare la madre come una “base sicura” per esplorare il mondo. Un mondo fatto di percezioni tattili che si attuano nell’abbraccio della lettura; percezioni visive attraverso gli sguardi; percezioni olfattive della persona e del libro, percezioni uditive, parole e suoni che si fanno musica per le orecchie del bambino.

Le parole sono il principio fondante della relazione umana. Ricordate che condividere un libro, leggere ad alta voce è più importante che comunicare informazioni al proprio figlio.

E naturalmente nello stesso tempo si aiuta il bambino a costruire le prime competenze di lettura e a facilitare il futuro percorso scolastico.
 

Quali libri scegliere?

Uno dei quesiti che spesso si pongono i genitori riguarda la scelta del libro “più giusto” da proporre al proprio bambino. L’offerta del mercato è sempre più ampia e complessa e “l’oggetto libro” è ormai facilmente reperibile non solo nei grandi supermercati, ma persino negli uffici postali.

Sebbene non vi sia una rigida serie di regole da seguire nella scelta di un libro, essendo questo un comportamento governato da spontaneità, curiosità e fantasia, alcuni suggerimenti possono aiutare l’adulto nella scelta.

Anzitutto va tenuta presente l’età del bambino: un libro dato ad un bimbo sotto l’anno di età deve poter essere manipolato (non troppo grande), esplorato con mani e bocca (pagine più spesse, cartonate), semplice e chiaro (immagini grandi di oggetti familiari e conosciuti).

Seguendo la crescita del bambino si potranno poi scegliere libri illustrati con figure dove gli eventi siano facilmente narrati nella sequenza delle figure stesse e dove la parte propriamente scritta sia ridotta a testi che da brevi si amplieranno via via sempre più. Sarà comunque sempre il bambino a farci capire, anche senza parole, quali siano i suoi gusti e le sue preferenze; quale libro lo ha colpito in particolare, quale ha bisogno di sentirsi raccontare più volte, quale è il “più giusto” per lui.
 

Annamaria Facchinetti, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Quando leggere

È sempre tempo di leggere purché sia un’attività desiderata e dilettevole
sia per il bambino che per l’adulto. Ricordandosi di evitare possibili
distrazioni e suoni e rumori provenienti da apparecchi di diverso
genere se si legge in casa, si può riservare alla lettura un momento particolare:
prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti, scegliendo
dei momenti durante i quali il bambino e l’adulto sono più tranquilli.
Bastano pochi minuti al giorno. Se il bambino si agita o è inquieto non
è bene insistere, ma assecondare la sua esigenza di fare altre attività.
La lettura è un piacere e il divertimento è la componente magica che
permette poi di sviluppare l’amore per i libri. La lettura si può proporre
anche come diversivo nei momenti di attesa che si possono verificare
durante un viaggio, nella sala di attesa dal medico, mentre si è in
fila in qualche ufficio. Inoltre la lettura è di conforto durante una malattia e proporre libri con contenuti divertenti, personaggi fantastici con poteri magici consente al bambino di immedesimarsi in una
situazione nella quale possa esercitare mentalmente la risoluzione autonoma di una difficoltà o di un sentire sgradevole.

 

Alessandra Sila, educatrice del Centro per la Salute del Bambino

Un libro per le emozioni

Sia i genitori, sia le persone che hanno a che fare con il mondo dell'infanzia, capita di incontrare bambini apparentemente chiusi in sestessi: non parlano, sono arrabbiati o irritabili, tristi o malinconici così come entusiasti ed allegri in modo talvolta esplosivo.

Se per gli adulti tuttavia risulta quasi sempre facile riconoscere e catalogare questi diversi stati d'animo, altrettanto non si può dire per il bambino, specialmente se molto piccolo.Quest'ultimo infatti, oltre a non possedere ancora un linguaggio in grado di esprimere concetti astratti, riscontra difficoltà a riconoscere e a dare un nome a ciò che sente e lo prevade.

Ecco quindi che il libro può rappresentareuno strumento semplice per entrare in comunicazione diretta con il nostro bambino, per far emergere ciò che sente e non riesce ad esprimere a parole, eppure rappresenta il suo importantissimo vissuto emotivo.

L'utilizzo del linguaggio simbolico dei libri può aiutarlo a riconoscere le diverse emozioni, comprendere come possono essere espresse e gestite e che ciò che sente è qualcosa che capita a molti altri bambini, non solo a lui.
 

Annamaria Facchinetti, educatrice del Centro per la Salute del Bambino