La nera pantera

È di Janna Carioli il testo, a cui Coco Cano ha dato vita con il colore. Emanuele Fossi lo ha musicato

Le opere di Coco Cano saranno pubblicate su La Giostra fino a giugno 2012, ma anche presentate in una mostra in giro per l’Italia, promossa da Ave - La Giostra.

Biblioteche e scuole interessate ad allestire la Mostra con le dieci opere dei colori e i testi possono contattare  posta@lagiostra.biz

Visita il sito dell'artista:
www.cococano.com

File scaricabile: 

I colori della vita. Conosci Coco Cano.

Intervista a Coco Cano, le cui opere illustrano le Filastrocche dei Colori de La Giostra.
È in allestimento la Mostra LE FILASTROCCHE DEI COLORI.

Entrando nello studio di Coco Cano si resta colpiti dal colore intenso e luminoso delle sue opere. A Carmagnola (provincia di Torino) comincia a fare freddo; il calore che si sente è quello della stufa, ma guardando le forme e i segni della sua arte si percepisce il fuoco di un paese lontano: l’Uruguay. «Noi qui siamo sulla palla del mondo; io vengo esattamente dalla parte opposta. Montevideo è la città più a sud del mondo. Per tornare al mio paese devo attraversare molti mari. Mi sento parte di uno stormo, di una comunità che è il mondo».

Coco Cano nasce a Montevideo nel 1952. «Siamo una famiglia di artisti, di musicisti. Io vivevo con l’arte: facevamo tessuti, studi grafici, sperimentazioni». Coco è iscritto all’Accademia Nazionale delle Belle Arti ma, quando viene chiusa dal regime perché considerata una cellula di eversione,  è costretto a fuggire dal suo paese. È il 1973. Prima in Argentina, poi a Barcellona: «Sono anni in cui ho viaggiato molto, ho attraversato tutta l’Europa alla ricerca dei miei amici, ma sognavo di attraversare quei mari, sognavo quel viaggio: la luna mi ha dato la forza, la stella è stata sempre la guida, come lo è stata per i magi. La luna e la stella sono nelle mie opere di quegli anni, sempre». Arriva a Torino nel 1979: «Ero ospite della comunità francescana di via Ormea. Studiavo grafica e fotografia. Ero solo, non conoscevo la lingua…»

Coco mi racconta che anche nei momenti più difficile non ha mai perso la fede, anche se il colore delle sue opere di quegli anni è il nero: «Non potevo usare nessun altro colore». Gli domando che cosa è per lui la fede. « È la fede che mi ha trasmesso mia madre, che non si mai data per vinta, non ha mai ceduto. Quando mi credeva disperso, “desaperesidos”, è riuscita a trovarmi. Ha trovato me e mio fratello. Mia madre diceva sempre di avere fede, di credere. Per anni, quando ero lontano, mi sono ripetuto dentro le sue parole. Per me, che vengo da un paese il cui il cristianesimo è un fatto reale, la fede è qualcosa di concreto. Non posso concepire un prete che non sia povero, per esempio. Il cristiano è uno che è impegnato con la vita. La fede è credere nella vita, avere fiducia negli altri e sentire che sono importanti. Io ho sempre incontrato amici che mi hanno dato vita. Aver fede è non poter immaginare nulla da soli. Per me vuol dire impegnarmi, considerare la mia arte un lavoro per gli altri». È lo stesso spirito che anima la sua arte: la fiducia nella vita. La tela oggi prende colore perché “la vita è colorata”. «L’artista è un privilegiato, un medium, una sorta di sciamano – continua – Spesso non so che cosa sto creando, e quello che per me è un errore subito si svela per un altro un dato meraviglioso. Io medio tra l’opera e chi la guarda, ma è chi guarda che trova i suoi significati. L’arte ha un potere magico; quel che io faccio è comunicare con segni e colori la fiducia nella vita».
Coco Cano perciò ha un rapporto privilegiato con i bambini. Ha lavorato nelle scuole, in Piemonte, ma anche a Montevideo. «Il sogno di quel viaggio a sud si è realizzato nel 1986. Ho riabbracciato la mia famiglia, i miei amici; alcuni erano rimasti in carcere per 16 anni. Oggi uno di loro è presidente dell’Uruguay. Primo paese al mondo, l’Uruguay ha dotato tutti i bambini, anche i più poveri, di un laptop su sistema Linux che si chiama Plane Ceibal. Una mia storia, Caracol, è stata trasferita sul computer».

Coco riconosce come sua la creatività dei bambini; ha immaginato opere d’arte che si possono scomporre e ricomporre come puzzle.
L’ho incontrato in maggio, senza conoscerlo, se non per fama. Ha ascoltato molto e con fiducia ha subito accettato la sfida che gli proponevo: illustrare dieci filastrocche sui colori scritte da vari autori per La Giostra (Janna Carioli, Elio Giacone, Sabrina Giarratana, Nicoletta Codignola, Bruno Tognolini, Anna Peiretti, Maria Loretta Giraldo). Queste opere d’arte sono un dono prezioso, un’occasione unica di educazione alla bellezza.

Anna Peiretti