La figurina Bon Marchè, dal Museo della Figurina di Modena

Non è un quadro, né una fotografia,
non è l’illustrazione di una fiaba,
noi non sappiamo bene cosa sia,
ma era una cosa che andava a ruba.

C’è scritto Au Bon Marché, cosa vuol dire?
Ci sono due bambine sul tappeto,
e una in piedi che sta a colorare:
ma cosa sia, è un piccolo segreto.

Si vede dai vestiti, certamente,
che è stata fatta molto tempo fa:
ma quando? E cos’è? Io non so niente.
Solo chi legge sotto lo saprà.
 

Vuoi giocare con le figurine?

Il “Gioco con le figurine” che ha costituito il passatempo di generazioni intere. Anche i genitori ricorderanno l’emozione nell’aprire i pacchetti, la gioia degli scambi. Alcuni giochi hanno coinvolto generazioni intere.
La botta o sbattone o schiaffo: i giocatori mettevano lo stesso numero di figurine, che si poggiavano sul banco o sul muretto (in casi estremi sul pavimento o sulla strada). Poi si dava una botta tremenda con la mano vicino al pacchetto. Quelle che si rivoltavano erano conquistate altrimenti si passava la mano all’avversario. Naturalmente c’erano diverse varianti: le figurine si potevano o no piegare (per “prendere” meglio l’aria); la “botta” poteva essere a palmo aperto oppure raccolto.
Il Mignolino era un gioco da fare con una sola figurina per ogni giocatore, una per ogni match. Lo scopo del gioco era quello di capovolgere entrambe le figurine, sia simultaneamente che una per volta, servendosi solo ed esclusivamente del dito mignolo. Come inizio quindi si cercava di deformare le figurine arcuandole leggermente in modo che il dito mignolo potesse spostarle con una spinta Ovviamente il giocatore che capovolgeva l'ultima figurina era il vincitore ed aveva il diritto di prendere possesso della figurina dell'avversario sconfitto. Come si vede nel filmato c’era anche la variante di provare a girarle simultaneamente.
Per la schicchera bisognava mettere una figurina in pizzo al banco e si dava la “schicchera” da sotto per farla volare all’interno del banco. Se la figurina si posava su un’altra, questa diventava tua. Le varianti erano far cadere le figurine dal banco o lanciarle dalle mani verso terra. Bisognava andare sopra alle altre per conquistarle. nche qui c'era la possibilità di regole diverse: qualche orientamento di dottrina prevedeva che se la figurina copriva più della metà dell’altra si conquistavano tutte quelle in terra. aturalmente c’era chi BARAVA e voleva fare passare per più di metà ogni situazione. Oppure si continuavano a lanciare figurine e si conquistavano quelle coperte dalla  figurina che avevi lanciato anche solo negli angoli. La figurina lanciata e tutte quelle sottostanti diventavano le tue.
E poi c’era il soffio. In un certo senso era molto simile alla “botta”, solo che per fare rivoltare le figurine si doveva fare ricorso al soffio e non alla botta con il palmo della mano.
Variante è quella di mettere le figurine che si vogliono giocare sul pavimento vicino ad una parete. L’avversario deve fare un grosso soffio e sfruttando la parete deve riuscire a girarle, quelle che si girano sono le sue.
Per il gioco del Mucchio si mettono 50 figurine a testa il gioco sarebbe quello di giocare in 2 e a turno ognuno gira la sua figurina e se l'altro ha la stessa (serie A, scudetto, serie b)prende le figurine che avevano lanciato fino a quel momento e vince chi prende tutte le figurine!
La distanza; ognuno appoggia la sua figurina al muro, alta da terra ad una distanza stabilita uguale per tutti, e la tiene con un dito. Si lascia poi cadere la figurina; vince la figurina che cade più vicina al muro.
Si gioca anche appoggiando una figurina alla parete ad una altezza stabilita e la si lascia cadere in terra. Si vince quando una figurina si posa sopra un’altra già in terra: in questo caso il giocatore la cui figurina si è sovrapposta ha il diritto o di raccogliere tutte le figurine che sono state giocate fino a quel momento oppure solo quella che ha coperto dipende dalle regole che si sono stabilite.

 

Vuoi saperne di più di questa straordinaria raccolta di figurine?

Il Museo della Figurina, inaugurato nel 2006, è nato dalla appassionata opera collezionistica di Giuseppe Panini, fondatore, nel 1961, dell’omonima azienda assieme ai fratelli. Nel corso degli anni egli ha raccolto centinaia di migliaia di piccole stampe a colori che nel tempo sono andate a costituire questa straordinaria collezione diventata museo all’interno dell’azienda nel 1986. Nel 1992 Giuseppe Panini e l’azienda stessa decidono di donare il Museo al Comune di Modena.
ore dei ragazzi.
«Fu nel 1961 che Giuseppe Panini, semplice distributore modenese di giornali, ebbe la geniale intuizione: distribuire gratuitamente davanti alle scuole di tutta Italia un album di calciatori famosi e poi mettere in vendita nelle edicole le figurine a lire 10 a bustina. In ogni bustina c’erano solo due figurine che i ragazzi accorrevano a comprare. C’era il problema dei doppioni che i ragazzi risolsero brillantemente con gli scambi e i giochi. É noto il “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca”, specie di cantilena con cui si scambiavano a scuola le figurine con una rapidità straordinaria nei pochi minuti di intervallo o nei momenti di distrazione della maestra.
Gli anni passarono veloci. Oltre a quello dei calciatori, Panini fece altri album: nel 1965 “Aerei e Missili” e “Animali di tutto il mondo”, ci furono poi le figurine di Sandokan e la serie, bellissima, della pubblicità della Coca Cola. La Panini divenne una multinazionale, vendeva e vende ancora ogni anno miliardi e miliardi di figurine in tutto il mondo.
Ma il geniale modenese, curioso e mai contento di sé, cominciò a fare collezione di… figurine sì, ma di quelle antiche. Così, se durante la settimana era impegnato nell’azienda (inventò perfino una macchina, la Fifimatic, imbustatrice automatica delle figurine), il sabato e la domenica girava per i mercatini di tutta Italia oppure volava ai mercati di Londra e di Parigi. In poco tempo comprò e collezionò così tante figurine e altre piccole immagini dell’Ottocento o del primo Novecento, da fondarci in seguito un museo, il famoso “Museo della Figurina e della piccola immagine”, oggi donato al Comune di Modena e visitato ogni anno da migliaia di ragazzi e di scolaresche.
Giuseppe Panini, lo ricordo ancora, era uomo pacifico e sereno. Mi ha raccontato le storie più meravigliose delle figurine, da quella del Feroce Saladino ai suoi straordinari acquisti.
E a questo proposito mi ricordo l’acquisto di una cassapanca, tutta ricoperta con figurine incollate. Il rigattiere l’aveva portata a un mercato e il furbo Giuseppe Panini finse di essere interessato non alle figurine incollate sopra, ma alla cassapanca soltanto. “Mi piacerebbe questa cassapanca” disse al rigattiere “Ma ci sono tutte queste cartacce incollate sopra”. “Gliele faccio staccare io”disse il rigattiere, desideroso di vendere. “Lasci stare” ribatté Panini “Mi faccia uno sconto sul prezzo e le figurine me le stacco da solo”. Naturalmente quella cassapanca è uno dei pezzi più originali e di maggior valore del “Museo della Figurina”. Il simpaticissimo Panini è scomparso il 18 ottobre 1996 all’età di 71 anni» (Ermanno Detti).

La raccolta del Museo riunisce accanto alle figurine propriamente dette, materiali affini per tecnica e funzione: piccole stampe antiche, scatole di fiammiferi, bolli chiudilettera, carta moneta, menu, album pubblicati dalle ditte per raccogliere le serie o creati per passatempo dai collezionisti seguendo solamente il proprio gusto estetico e la propria fantasia e molti altri materiali ancora.
Il museo raccoglie l’antenato della figurina: l’incisione. Quella della Giostra risale al 1903, viene dalla Francia.  Era una piccola stampa a colori recanti un messaggio pubblicitario: l’inventore fu Aristide Boucicaut del Bon Marché, il primo centro commerciale della storia.
Ebbe l’idea, e anche in questo fu il primo, di distribuire le figurine ai bambini all’uscita del suo grande magazzino, promettendo loro di regalarne un’altra se fossero tornati la settimana successiva. I clienti erano così invogliati a tornare.  Queste prime figurine avevano come soggetti i giochi infantili, le fiabe, le uniformi, animali e fiori. Anche in Italia, presto, si diffusero le figurine…. In Italia Liebig diede un contributo fondamentale alla diffusione delle figurine. Con il tempo la figurina si liberò dal legame con un prodotto; dopo la guerra ebbero molto successo le famose figurine dei calciatori.