Il cesto di Venere




DAL MUSEO DI ZOOLOGIA DI ROMA AL MUSEO DELLE COSE POSSIBILI DE LA GIOSTRA

Cesto di Venere

 

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L’oggetto misterioso della foto è lo scheletro della spugna Euplectella aspergillum comunemente chiamata “Cesto di Venere”, appartenente al raggruppamento che gli scienziati chiamano spugne vitree o ialospongie (Hyalospongiae).
Il nome ialospongie si riferisce alle spicole vitree (silicee), piccole strutture scheletriche di supporto di aspetto vitreo caratteristiche di questo gruppo.
Le ialospongie vivono in prevalenza in acque profonde, sia in mari polari che in mari tropicali e sono le spugne con la struttura più complessa.

Qualche notizia in più sulle spugne

Chi vede le spugne per la prima volta potrebbe trovarsi in difficoltà nel decidere se siano piante oppure animali;le spugne adulte infatti, sono sedentarie e i loro caratteri di tipo animale non sono evidenti.
Queste presentano un’organizzazione molto semplice: si tratta di animali a forma di sacco, il cui corpo è costituito da uno strato esterno di cellule di rivestimento e da uno strato interno di cellule flagellate (i flagelli sono appendici cellulari che servono al movimento); queste ultime, dette “coanociti”, fanno circolare all’interno dell’animale l’acqua ricca di ossigeno e di piccolissime particelle organiche da cui le spugne traggono nutrimento. I due strati, esterno ed interno, sono separati da uno strato intermedio di consistenza gelatinosa, che contiene numerose cellule capaci di muoversi e piccole strutture scheletriche di supporto, le spicole. Queste ultime, costituite essenzialmente da carbonato di calcio o da silice possono avere forme differenti.
Ci sono spugne i cui membri vengono chiamati Calcispongie o spugne calcaree (Calcarea) e Sclerospongie o spugne coralline (Sclerospongiae) che sono esclusivamente marine. Altre invece, le Demospongie o spugne cornee (Demospongiae), sono di gran lunga le più numerose e comprendono sia specie marine che di acque dolci.
Parecchie specie marine delle Demospongie, vengono usate da secoli come “spugne da bagno”. Esse vengono raccolte da pescatori al tuffo e lasciate decomporre in modo che rimanga soltanto il loro scheletro.

Chi sono i Poriferi?

Le spugne vengono indicate dagli scienziati come Poriferi.
Il loro nome, Poriferi, significa “organismi dotati di pori”; cioè aperture sulla parete del corpo che formano canali attraverso i quali circola l’acqua che offre anche sostegno al corpo stesso.
Le spugne non hanno un apparato digerente, e le particelle alimentari vengono ingerite e digerite dalle singole cellule.
Le grandi spugne marine possono filtrare volumi enormi di acqua; studi condotti su di loro hanno rivelato che queste riescono a estrarre la maggior parte della sostanza in sospensione dall’acqua di mare che passa su di esse. Perciò, le spugne possono contribuire a rendere meno torbida l’acqua di mare.
La maggior parte delle circa 4300 specie di spugne vive sul fondo del mare o in mari costieri; soltanto circa 150 specie vivono in corsi e laghi d’acqua dolce.
Ovunque si trovino, le spugne forniscono un substrato su cui vivere ad un’ampia varietà di animali come gamberetti, alcuni molluschi e piccoli pesci che vivono sul o nel loro corpo poroso e pieno d’acqua.
Nonostante il loro corpo sia molto duro le spugne vengono mangiate da parecchi animali, quali pesci e molluschi.
Alcune di loro svolgono un ruolo importante nel riciclare il calcio nel mare aiutando a decomporre le conchiglie dei molluschi, il calcare dei coralli e i depositi di certe alghe calcaree.

Come si riproducono?

La riproduzione è una delle funzioni fondamentali dei viventi, perché permette alle specie di continuare ad esistere. Nella riproduzione sessuata delle spugne, uova e spermatozoi si uniscono generando larve liberamente natanti, che dopo un breve periodo di vita libera si fissano ad un substrato e si trasformano in spugne adulte.
Nella riproduzione asessuata avviene la gemmazione, cioè la formazione di gemme che si sviluppano sulla superficie del corpo e che dopo aver raggiunto una certa grandezza, si staccano rendendosi libere ed attaccandosi al substrato dove diventeranno adulti.
Il vantaggio della gemmazione è quello di permettere ad una specie di colonizzare un ambiente moltiplicandosi in tempi relativamente rapidi.
 
A cura di Ana Marinescu e Elisabetta Falchetti