Ci sarà una volta

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

Manco a farlo apposta il festival “Ci sarà una volta”, che si è svolto a Mori, in provincia di Trento, è capitato in un momento in cui l’attenzione del mondo intero è concentrata sul flusso di profughi e migranti che in questo momento si sta riversando in Europa.

“Ci sarà una volta” nasce da un’idea di Andrea Satta, pediatra e musicista che lavora nell’hinterland di Roma pieno di famiglie di immigrati.Andrea la racconta così: «Una sera che l’ambulatorio era al termine e stavo per chiudere, arrivò una mamma straniera che mi disse: “Andrea, sono qui da otto anni e mi sento sola, ho le stesse amiche di quando sono arrivata in Italia. Qualche parola la scambio qui nel tuo ambulatorio e quando aspetto fuori della scuola che mio figlio esca”. La mamma se andò e, dispensata qualche frase di circostanza, rimasi con mille pensieri in testa. Così, un paio di giorni dopo, nella sala d’aspetto dell’ambulatorio appesi un foglio con cui invitavo le mamme a farci conoscere qualcosa di bello e di tenero della loro vita. Per esempio potevano raccontarci la fiaba con cui si addormentavano da piccole. Così, da allora, un giorno al mese, spesso di lunedì, il nostro ambulatorio di pediatria diventa un luogo di incontro. Da tutto questo ènato e sta crescendo un sentimento di comunità e le mamme, dismessa la diffidenza, cominciano a frequentarsi, ad aiutarsi». Oggi i lunedì del dottor Satta sono diventati un festival che credo abbia un grande valore.Nessuno può più negare l’evidenza: la migrazione che si sta muovendo dal Sud del Mondo attraverserà il resto della nostra vita e probabilmente anche la vita dei nostri figli.Se questa migrazione sarà una tragedia oppure getterà i semi di un mondo nuovo che ora non riusciamo neppure ad immaginare, non può dirlo nessuno.Ma con quasi assoluta certezza possiamo dire che l’esito di questa vicenda dipenderà in gran parte da come noi, che siamo qui, accoglieremo coloro che vengono da lì.Se saremo capaci di valorizzarne le qualità e trovare per loro uno spazio che non sia solo fisico, è più facile che alla fine vincano “i buoni”. Raccontarsi insieme favole fra genitori e bambini delle più svariate provenienze può essere un primo, piccolo ma non insignificante, passo in questa direzione.