Fare scuola all'aperto

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

Finalmente è inverno, finalmente fa freddo: è ora di andare fuori, all’aria aperta. No, non è uno scherzo, è solo un modo per parlarvi di una cosa nuova, almeno per noi, si chiama con un nome inglese (come poteva essere diversamente?): outdoor education, ovvero fare scuola all’aria aperta.

Una proposta all’avanguardia che è già attiva da qualche parte, per esempio nel Comune di Bologna, dove i nidi e le scuole dell'infanzia aprono i loro giardini e sconfinano nei parchi cittadini trasformandoli tutti in aule didattiche a cielo aperto per “…allargare l'esperienza educativa e rigenerare la collaborazione scuola/famiglia accogliendo i genitori e proponendo loro di “accompagnare” i bambini nelle attività di conoscenza del territorio: guardare insieme, esplorare insieme è motivo anche per gli adulti di rileggere con occhi nuovi l'importanza dell'ambiente in cui viviamo, attivando consapevolezze tali da modificare gli stili di vita…”.

Già, molto interessante, ma perché parlarne proprio ora, d’inverno, quando fa freddo?

L’outdoor education, vi sembrerà strano, è nata nei paesi del Nord Europa dove quasi sempre fa freddo e dove, persino in pieno inverno, i bambini dell’asilo nido e delle scuole materne passano gran parte della giornata proprio all’aperto. E certamente non si ammalano di più dei nostri, anzi probabilmente si ammalano molto meno.

Il raffreddore infatti, a dispetto del suo nome, non dipende affatto dal freddo, ma dal contagio che si trasmette da una persona all’altra quando si passa molto tempo in ambienti chiusi e affollati. Ecco perché i nostri bambini d’inverno hanno sempre il naso che cola, il catarro e la tosse: perché non escono mai, o quasi mai, all’aria aperta. Trascorrere la giornata all’aria aperta, anche in pieno inverno, cappottino abbottonato e cappellino ben calzato, sarebbe un autentico toccasana: altro che aerosol!

Senza contare che restare per tanto tempo al chiuso, in italiano, si chiama “reclusione” ed è, come tutti sappiamo, una temibile punizione.