Per favore, non toccate le favole!

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

La Francia ha una giovane (ha meno di quarant’anni) ministra dell’Educazione Nazionale: si chiama Najat Vallaud-Belkacem e recentemente è salita alla ribalta per un proposta che ha fatto molto discutere: ha chiesto di verificare se nei manuali adottati nelle scuole elementari le favole della tradizione popolare (Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, Cenerentola ecc...) non contengano “stereotipi di genere” e rappresentazioni “sessiste” che sarebbe opportuno rimuovere.

Ora nessuno vuole mettere in dubbio che nel corso della nostra storia le donne abbiano subito molte ingiustizie e che sia indispensabile garantire al meglio la parità fra uomini e donne, però cosa c’entra questo con le favole?

La storia di Cenerentola che partecipa in incognito ad una festa e passa in un attimo dal ruolo di sguattera a quello di principessa continua a far sognare milioni di bambine e bambini in tutto il mondo; ciononostante quegli stessi bambini, diventati grandi, troverebbero ridicolo il fatto che un uomo molto potente (un “principe”) dia una festa da ballo per scegliere la ragazza più bella da prendere in sposa.

A meno che non si vogliano eliminare del tutto queste fiabe (e sarebbe stupido, oltre che impossibile) non vedo proprio come la potremmo raccontare questa storia, per non insinuare nella mente innocente di un bambino nemmeno il sospetto che gli uomini abbiano pieno diritto di scegliere una moglie semplicemente passando in rassegna le più belle ragazze del circondario. E la faccenda dei valletti che vanno in giro a misurare minuscole scarpette di cristallo cercando di infilarle nei piedoni di orribili sorellastre, fino a trovare il piedino giusto della bellissima Cenerentola, come potrebbe essere trasformata per non avallare il famoso stereotipo della “donna oggetto”?

E poi, per non fare discriminazioni, dovremmo pensare anche agli animali. E così non si può permettere che un bambino possa provare sollievo nel sapere che un lupo, un nobile e coraggioso lupo solitario, venga squartato da brutale cacciatore (orrore!), come capita in un’altra famosissima favola che tutti conosciamo bene. Forse bisognerebbe tenere a freno certe velleità e considerare il fatto che il valore di una favola non è tanto in quello che dice, quanto nelle emozioni che suscita.