Fermezza

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

Succede regolarmente almeno tre volte alla settimana: la mamma, o la nonna (ma spesso entrambe) mi racconta delle acrobazie che fa ogni giorno per dar da mangiare ad un bambino (o ad una bambina), generalmente di due o tre anni. Raccontano convinte che, senza il loro impegno, il bambino non mangerebbe niente. Ed io ogni volta cerco di spiegare che non esiste nessun essere vivente (neppure una pianta!) che non abbia dentro di sé l’impulso a procurarsi il nutrimento, che sì ci sono milioni di bambini denutriti al mondo, ma non certamente perché si rifiutano di mangiare, ma piuttosto perché il cibo non ce l’hanno proprio.
Andando avanti nel discorso si scopre che questi bambini che mangerebbero solo perché c’è qualcuno che insiste perché lo facciano, alla fine mangiano… e come! Solo che si nutrono di quelle che i loro stessi genitori definiscono “schifezze”, cioè dolci ed altri alimenti astutamente confezionati dall’industria del “cibo spazzatura”, che vengono loro regolarmente offerti perché almeno così… “mangiano qualcosa”.
Il risultato è paradossale: per proteggere i bambini da un’ipotetica denutrizione (che da noi per fortuna non esiste), li si accontenta in tutto e per tutto, cedendo sul fronte dell’educazione, che è invece la vera emergenza. Salvo poi, di lì a qualche anno, a lamentarsi del peso eccessivo e a chiedere al pediatra una dieta, che avrebbe comunque ben poche possibilità di successo.
I bambini hanno bisogno di meno ansia e più fermezza.