La foca pigra

Mamma foca non ha più latte, così comincia per la figlia una faticosa salita sullo scoglio; è tempo di tuffarsi nel mare!

La storia di Roberto Piumini è da leggere ad alta voce.

 

Una piccola foca se ne stava su uno scoglio, al sole. Un po’ guardava il mare che gettava onde spumose contro le rocce, un po’ guardava il cielo, dove le sterne bianche volavano veloci, tuffandosi ogni tanto nell’acqua scura, un po’ guardava la spiaggia piena di foche brune, nere o macchiate.

La piccola foca stava proprio bene, però... però sentiva fame. Cercò dietro di sé la mamma, e si trascinò vicino a lei.

“Pappa, mamma,” disse soffiando.

“Piccola mia,” disse la mamma. “Qui niente pappa. Il latte non c’è più.”

La piccola foca pensava che la mamma scherzasse. Provò a succhiare, ma dalla mamma non uscì niente di buono.

“Cosa mangio, mamma?” disse la piccola foca, preoccupata.

“I pesciolini,” rispose la mamma.

“I pesciolini?”

“Sì, i pesciolini. Sono buonissimi, e il mare ne è pieno. Basta tuffarsi, e nuotare: quasi ti entrano in bocca da soli.”

“Ma bisogna andare fino laggiù, nel mare, davvero?

“Sì, piccola. I pesciolini non cadono nel cielo. Vedi le sterne? Anche loro vanno a cercarli nel mare.”

“Ma le sterne hanno le ali, mamma! E sanno anche correre veloci, sulla terra, con le loro zampe... Io faccio fatica persino a venire a prendere il latte... cioè, facevo...”

“Piano piano, arriverai al mare...” disse la mamma, e cominciò a spingere a colpettini la piccola col muso baffuto verso la scarpata dello scoglio.

“Che fatica!” si lamentava quella. “Mi è passata la fame...”

“Allora aspettiamo,” disse la mamma, stendendosi a pancia all’aria vicino a lei. “Il mare non scappa di certo...”

Anche la piccola foca si stese sul dorso, agitando un po’ le pinne in alto, imitando le ali delle sterne. Vedeva le nuvole, lassù, che correvano, altissime, bianche come il latte...

Sentì all’improvviso una gran fame.

“Mamma, bisogna davvero andare fino laggiù?” chiese.

“Davvero, piccola.”

“Non ti è rimasto nemmeno un goccio di latte?”

“Nemmeno un goccio.”

“E non passa mai, di qui, un pesciolino?”

“Nessuno l’ha mai visto, quassù.”

“Beh, allora...” disse la piccola foca, si voltò e prese a strisciare sulla roccia, aiutandosi con le pinne, inarcando il corpo, muovendo la coda.

La mamma la seguiva, aiutandola un po’, ma non troppo.

La piccola foca arrivò alla fine dello scoglio.

Sotto c’era il mare.

“Vado, mamma?” disse.

“Vai,” disse la mamma. “E’ facile, vedrai.”

La piccola foca si tuffò, a occhi chiusi. Provò un brivido, e poi, PLUFF, fu nell’acqua fresca e mossa, e si sentì leggera, agile, veloce, dieci, cento volte più che sullo scoglio tanto che per un po’ dimenticò la fame, e cominciò a fare capriole nell’acqua verde, insieme ad altre cinque piccole foche, allegre come lei.

 

Disegni da colorare: 
La foca pigra