La muffola rossa: testo di esercitazione per insegnanti FISM (Torino)

 

 

Fiaba russa (adattamento di Bruno Ferrero)

LA MUFFOLA ROSSA

 

Nel giorno più freddoloso di un freddo inverno, un uomo frettoloso perse la muffola sinistra. Si chiama "muffola”, per chi non lo sapesse, un grosso guan­to a sacchetto col solo dito pollice. Quella della nostra storia, persa nella neve, era una muffo­la di soffice e calda lana rossa.

Passò di lì un topolino trotterellando sulle sue zampette gelate. Scorse la muffola e s'infilò dentro. Si rannicchiò e tutto ap­pallottolato, si addormentò.

Poco dopo, saltando a grandi balzi per vincere il freddo, arrivò una ranocchia. Cacciò la testa nella muffola e do­mandò: − C'è ancora un posticino libero?

Il topolino si svegliò brontolando: − Se mi faccio piccolo piccolo, forse sì!

Stavano bene al caldo nella muffola rossa tutti e due, il to­polino e la ranocchia.

Improvvisamente, una civetta piombò giù da un albero con un gran sbattere d'ali.

Cominciò a frignare: − Le mie piume sono gelate, vi prego, lasciatemi entrare!

Si strinsero un po' e, con un colpetto di qua e uno di là, la civetta si sistemò.

Ora erano in tre nel tepore della muffola rossa: il topolino, la ranocchia e la civetta.

Si erano appena assopiti che passò una lepre e balbettò: − Oh! Deve fare un bel calduccio lì dentro, no? Fate largo che arrivo!

La lepre riuscì a sistemarsi comoda in mezzo agli altri. Erano in quattro, stretti stretti: il topolino, la ranocchia, la civetta e la lepre.

Poi arrivò una volpe prepotente, che senza dire né "a” né "be”, si cacciò dentro alla muffola gridando: − Pista!

Ahimè, una cucitura cedette e dalla fessura entrò una lama di aria gelida.

Ma che farci? Stavano ben stretti gli uni agli altri, tutti e cin­que nella muffola: il topolino, la ranocchia, la civetta, la le­pre e la volpe.

Imprecando ar­rivò un cinghiale infreddolito, tutto coperto di neve. − Stattene fuori tu! − squittì il topolino.

− E perché devo restare fuori proprio io? Se c'è posto per voi, c'è anche posto per me! − grugnì il cinghiale.

Un colpetto di qua un colpetto di là, il cinghiale si sistemò nella muffola. Potevano a mala pena respirare: il topolino, la ra­nocchia, la civetta, la lepre, la volpe e il cinghiale.

Ma la storia è tutt'altro che finita... Un orso arrivò trotterel­lando. Questa volta tutti strillarono spaventati: − No! No! Tu no!

Il povero orso si sedette nella neve davanti alla muffola e scoppiò in un pianto dirotto.

− Voi ve ne state lì dentro al calduccio − singhiozzava −  men­tre io sono qui al gelo. − Va bene − si impietosirono gli altri − vieni dentro anche tu.

E si strinsero fino a soffocare. L'orso si fece piccolo picco­lo, quasi tutte le cuciture crepitarono pietosamente. Nella muffola rossa si erano appallottolati tutti e sette: il topo lino, la ranocchia, la civetta, la lepre, la volpe, il cinghiale e l'orso.

Ma nessuno notò una formichina minuscola che si infilò an­cora, piano piano, in mezzo a loro. E questo fu troppo! Bum! La muffola scoppiò in tanti pez­zetti.

Tutti gli animali rotolarono nella neve. E tutti ebbero di nuovo un freddo terribile.