Analisi dell'opera: Il re della foresta

La tecnica usata è olio su tela (190 x 251 cm). L'opera è parte di una collezione privata.

Il soggetto
In Ligabue dominano gli animali, domestici e feroci, feroci soprattutto; la tigre e il leone sono figure preminenti; le più forti del mondo animale, forse un'identificazione necessaria pur se inconscia. L'uomo faceva paura a Ligabue, non l'animale, suo amico. Ligabue amava la natura che non vedeva nemica; rifuggiva l'uomo, invece, scegliendo l'isolamento. L'ambiente è la foresta immaginaria che ricorda i paesaggi contadini della vita dell'artista - era vissuto in campagna, in Svizzera per circa vent'anni; poi, la valle padana e il Po furono il suo mondo.

In questo quadro il leone e il serpente lottano ferocemente per la sopravvivenza, in una giungla che rappresenta la vita e la morte.

Anche quest'opera, come tutte quelle raffiguranti animali e scene di lotta, è densa e squillante, trabocca di nostalgia, di una violenza ancestrale, di paura e di eccitazione, di dettagli ugualmente minuziosi nella scena di un'esotica foresta, attinta da una immaginazione prodigiosa, che rende vere scene create solo dalla fantasia.
 

Il "buon selvaggio" della pittura italiana
Anche quando cominciò ad essere accarezzato dalla fama, Antonio Ligabue, il "buon selvaggio" della pittura italiana, continuava ad essere un personaggio inquietante, diverso, strano; per quella sua miseria solitaria, consumata rintanandosi tra gli alberi, le nebbie e le calure della Bassa Padana; per quell'infanzia irrequieta e malaticcia vissuta in Svizzera con una madre adottiva; per la sua parlata mezza tedesca, le ossessioni maniacali, i ripetuti soggiorni in manicomio.

Ma a riscattare tanta sofferta alienazione e un passato da reietto vagabondo approdato nel luogo di origine del padre - il paese emiliano di Gualtieri - c'era, sorprendente quanto ogni aspetto del suo essere, una genialità artistica capace di trasformare gli incubi in incantate visioni colorate, gli ordinati filari di pioppi in giungle popolate da belve feroci. Tigri con le fauci spalancate, leoni nell'atto di aggredire una gazzella, leopardi assaliti da serpenti, cani in ferma e galli in lotta: predatori e prede, selvatici e domestici, sentiva gli animali come compagni, li comprendeva e li amava più degli uomini: e ad essi più che agli uomini, voleva assomigliare

 

I naif
Fu uno dei grandi pittori italiani di tutti i tempi. Bizzarro, originale per la sua visione del mondo e della realtà, per tutta la vita fu considerato soprattutto un matto. Fu istintivo e autentico nella sua espressione artistica, solo questa è stata la sua pazzia. È considerato il più alto esponente dei naif italiani e rivestì la realtà più semplice di intricati elementi vegetali, popolandola di animali domestici e selvaggi. I suoi animali feroci e di forte cromatismo, inquadrati in idillici ambienti di campagna, esprimono una forte suggestione.