Tre piccole civette

Le civette non devono andare in giro di giorno, dice la mamma raccomandandosi che escano solo di notte! Una storia di Bruno Ferrero.

Tre piccole civette vivevano con la loro mamma nel cavo di un albero, in mezzo al bosco.

 − Bimbi miei, raccomandava Mamma Civetta, non dovete uscire mai, mai e poi mai, durante il giorno. Le piccole civette escono solo di notte. Mai quando brilla il sole.

 − Sì, mamma!

Un giorno, Mamma Civetta dovette assentarsi per andare a far visita alla nonna malata e salutò i suoi figlioli con le solite raccomandazioni: − I vostri occhioni sono fatti per la notte! La luce del giorno vi abbaglia e non vedete quasi niente. Non vi azzardate ad uscire di giorno, chiaro?

− Certo, mamma!

Cominciarono presto a brontolare: − Tutti gli altri escono di giorno e si divertono. Solo noi dobbiamo uscire di notte.

Al mattino, un raggio di sole impertinente si affacciò alla porta della casetta nel cavo dell’albero e la prima piccola civetta guardò la seconda e disse: − Proviamo?

La terza piccola civetta ribattè: − Che cosa aspettiamo?

Volarono fuori del cavo dell’albero per lanciarsi nella luce del sole, vibrante di profumi, di colori e di ronzii, ma dove, ahimè, gli occhi delle civette non servivano molto.

La prima piccola civetta, con un colpo d’ali, si aggrappò al ramo dell’albero più vicino. Sbatté gli occhi un paio di volte, ma un fucile sotto di lei fece bang! Un proiettile colpì la più bella penna della coda.

− Chiùchiùchiùchiùùùù − strillò la piccola civetta, schizzando nel cavo dell’albero, senza lasciare al cacciatore il tempo di sparare un altro colpo.

La seconda piccola civetta, confusa dalla gran luce dorata, si posò per terra. Sbatté gli occhi tre volte, ma riuscì a vedere solo una grossa volpe rossa che sbucava da un cespuglio leccandosi i baffi, minacciosa.

− Grrrr gnam gnam − avanzò la volpe.

− Chiùchiùchiùchiùùùù − la piccola civetta e spiccò il volo giusto in tempo per raggiungere il cavo dell’albero.

La terza piccola civetta volò più alto che poté e quando si sentì stanca, planò sul ramo più alto dell’albero dove si trovava il loro nido. Di là, anche se a fatica, scorse un grosso gatto selvatico appostato all’ingresso della loro casetta.

− Chiùchiù, pericolo, nascondetevi! − bisbigliò la piccola civetta cercando di avvertire le sorelle, che si stringevano tremando di paura.

Il gattaccio stazionava quatto al cavo dell’albero, il cacciatore prendeva di nuovo la mira, la volpe restava nei paraggi. Proprio in quel momento si udì un lieve sbattere d’ali. Mamma Civetta arrivò e si infilò in un cespuglio spinoso. Ne uscì poco dopo stringendo nel becco una robusta spina aguzza.  Partì in picchiata e con la spina punse il delicato posteriore del gatto selvatico.

− Miauuuuuuuu! − urlò il gatto. Cercando di voltarsi e saltare nello stesso tempo, perse l’equilibrio e, rimbalzando di ramo in ramo, atterrò sulla testa del cacciatore. Il cacciatore, spaventato, lasciò sfuggire il fucile che, cadendo, fece bang! e prese in pieno la volpe che si era nascosta dietro un cespuglio.

− Chiù chiù chiù! − la terza piccola civetta corse a raggiungere le sorelline nel cavo dell’albero. Quando Mamma Civetta entrò in casa le trovò strette strette, con l’aria più innocente del mondo.

− Ah, bimbi miei, il giorno è sempre più pericoloso!

− Sì, mamma!

− Ma voi non uscite di giorno, vero?

− No di certo, mamma! − Le tre piccole civette non erano mai state così sincere.

 

Ed ora divertiti a colorare i disegni: