Cerbero

Un antico mito raccontato ai bambini: ecco come Cerbero, guardiano di una vigna, venne trasformato da Apollo in un cane a tre teste… Una storia di Roberto Piumini

Ai tempi delle leggende, c’era un uomo di nome Cerbero che faceva il guardiano di una vigna, sull’isola di Creta. Lo aveva messo là il vignaiolo, perché la vigna si stendeva lungo una strada in salita, e spesso quelli che passavano, per dissetarsi, prendevano dei grappoli d’uva.
Un giorno, camminando lungo la strada, arrivò un uomo alto, grande, dai lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle.
All’inizio della vigna si fermò, e disse a Cerbero:
− Posso prendere un grappolo di quest’uva dolce e fresca, amico? La salita è dura, e ho molta sete.
Cerbero, che stava davanti a lui nella vigna, rispose:
− Preferirei che mi spuntasse una coda di drago, piuttosto che lasciarti prendere un grappolo d’uva!
L’uomo riprese a salire per la strada, a testa bassa, senza dire nulla.
Cerbero, a qualche passo di distanza, risaliva il pendio, per sorvegliare il pellegrino. A metà vigna l’uomo si fermò, e disse:
− Lasciami prendere un grappolo d’uva, Cerbero. Prenderò soltanto uno di quelli piccoli. Il caldo è terribile, e non ho più una goccia d’acqua da bere.
Cerbero, benché stupito che quell’uomo conoscesse il suo nome, rispose:
− Piuttosto che lasciartelo prendere, vorrei dei serpenti che mi spuntassero dalla schiena!
L’uomo, senza dire altro, riprese a salire.
Cerbero, nella vigna, saliva con lui. Il caldo era davvero terribile, e il guardiano, salendo, sudava e ansimava. In cima alla vigna l’uomo si fermò.
Stranamente, sembrava che non fosse affaticato.
− Non c’è un filo d’aria − disse.
− Cerbero, per cortesia, lascia che prenda qualche acino d’uva: solo quelli che staranno nel palmo della mia mano.
Tese avanti una mano, aperta verso l’alto. Il palmo della mano splendeva nell’aria come fosse d’oro.
Sebbene un po’ stupito, Cerbero rispose:
− Meglio avere tre teste di cane, che lasciarti prendere gli acini di quest’uva!
A quel punto successe una cosa strana: dal palmo della mano la luce si diffuse su tutto il corpo del pellegrino, fino ai capelli, che brillavano come una matassa di sole nell’azzurro del cielo.
− Cerbero, uomo scortese e crudele! − disse il personaggio luminoso.
− Io sono Apollo, Dio del sole, e voglio punirti per quello che hai fatto! Che siano vere le cose che hai detto, però lontano dalla mia luce!
All’improvviso Cerbero fu trascinato da un vortice e sprofondato nel terreno che si aprì sotto di lui come se fosse acqua, e si trovò in una spelonca profonda e buia.
Non era più un uomo: era diventato un mostro dalle tre teste di cane, la coda di drago, e venti serpenti inquieti e sibilanti gli spuntavano dalla schiena.
Non parlava: abbaiava e latrava. Restò là per sempre, a fare la guardia alle profondità dell’Ade, il regno dei morti.