Kururu, il figlio del sole

Il Brasile narra le sue antiche fiabe a ritmo d’incanto; è questo il tema della Mostra internazionale di Illustrazione per l’Infanzia di Sarmede, che si inaugura il 16 ottobre. Luigi Dal Cin  ha scritto per noi una fiaba dell’Amazzonia.

da una fiaba Guaranì (Amazzonia orientale, Brasile)

Molto tempo fa, Kururu, il rospo, viveva nella palude e gracidava continuamente, avvolgendo del suo canto l’intera foresta. Quando poi stava per piovere, sembrava che lo sapesse in anticipo e volesse annunciarlo a tutti gli animali: poco dopo, puntualmente, la pioggia arrivava.
Si trattava di una coincidenza visto che Kururu cantava semplicemente perché gli piaceva, ma cominciò a girare la voce tra gli animali che il rospo fosse veramente in grado di far scrosciare la pioggia con il suo canto.
A forza di sentirselo dire, Kururu si convinse di avere davvero dei poteri particolari: ‘Se comando alla pioggia, devo essere figlio del Sole’ cominciò a pensare soddisfatto e, appena qualcuno lo infastidiva, subito minacciava il diluvio: “Attento a quel che dici! Guarda che posso scatenare una pioggia che non finisce più!”.
Tutti gli animali cominciarono a trattarlo con grande rispetto per paura che provocasse la pioggia, e gli portavano in dono moscerini e zanzare.
A furia di rimpinzarsi, Kururu era diventato tondo come una palla, sempre più arrogante e superbo: le semplici buche della palude, dove aveva sempre vissuto, non gli piacevano più, e aveva preteso che gli altri animali gli costruissero un palazzo di fango, con scalinate e saloni, degno di un re.
Poi cominciarono i capricci: “Ho bisogno di scarpe che mi riparino dall’umidità. Per domani voglio la pelliccia dell’orsetto Coati, per tenere i miei piedi al caldo. Altrimenti scatenerò il diluvio!”.
Coati, avvisato dai suoi amici, non sapeva come sfuggire a Kururu.
Allora scappò da Iabiru, la cicogna, perché lo aiutasse.
“Iabiru, tu conosci ogni cosa sui rospi – disse l’orsetto tutto sconvolto – Kururu è davvero il figlio del Sole?”.
La cicogna, divertita, si fece raccontare l’intera storia. Ogni tanto, durante il racconto, scoppiava a ridere battendo il becco con gusto.
“Bene – disse Iabiru quando l’orsetto ebbe terminato la storia – andiamo a cercare quel grasso figlio del Sole!”.
Coati faceva fatica a tenere il passo della cicogna, che aveva gambe molto lunghe. Ma si sforzava a correre più veloce che poteva perché non voleva perdersi la scena.
Appena li vide arrivare, Kururu si sentì svenire.
“Cosa volete da me?” chiese tutto tremante.
“Mangiarti” disse Iabiru.
“Vattene! Io sono il figlio del Sole. Se non mi ubbidisci, invocherò la pioggia perché ti porti via! Vattene! – e intanto cercava di rintanarsi sempre di più nel fango – Vattene! O scatenerò il diluvio! E annegherete tutti: voi, odiosi animali!” minacciava.
Ma la cicogna, con il suo lungo becco, lo snidò senza fatica.
E così toccò all’orsetto Coati raccontare agli altri animali della foresta come Iabiru avesse ingoiato in un sol boccone il grasso figlio del Sole.