Un film a colori

Una storia per conoscere le origini del cinema, dai primi esperimenti dei Lumiere alla straordinaria intuizione di Georges Méliès che colorò le pellicole.
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“Buio in sala!”
In quel caffè nessuno sapeva cosa stesse accadendo quella sera. Tutti i presenti avevano ricevuto un biglietto d'inivito per un evento speciale.
Una proiezione.
E cos'è?
Nessuno lo sapeva, ma tutti erano accorsi.
Anche George, il mago. Lui non poteva di certo mancare: le cose strane erano il suo forte.
I fratelli Lumière avevano organizzato quella serata al Salone Indiano del Gran Caffé a Parigi e lui non voleva perdersela.
Erano due inventori, si diceva in giro che avessero creato una macchina magica, che faceva non so quale stramberia. George era il re delle stramberie e voleva vedere con i suoi occhi.
Così, quando qualcuno disse: “Buio in sala!”, lui provò un brivido di eccitazione.
Un ronzio, qualcosa che si metteva in moto e... meraviglia delle meraviglie!
Che trucco era mai quello? Della gente si muoveva dentro un telo bianco.
Era una fotografia dove c'era del movimento. No, era uno specchio. No... Ma cos'era?
George era deciso a trovare il meccanismo di quella magia.
Si vedevano operai che uscivano da una fabbrica e sembrava che entrassero nella sala.
Gli spettatori erano senza parole dallo stupore: “Ooooohhh...”, dicevano.
Louise, uno dei due fratelli Lumière, quando si accesero le luci, disse a gran voce: “Signori, ecco il cinematografo!” e giù applausi.
George era senza parole, voleva saperne di più, voleva capire come funzionava la cosa che quei due avevano inventato.

Così, tutte le sere, dopo i suoi spettacoli di prestigio, dopo aver fatto scomparire una colomba nel suo cappello; dopo aver tagliato una mano (per finta, naturalmente!) a una signorina del pubblico del teatro dove lavorava; dopo aver indovinato i pensieri del pappagallo che si portava in scena... tutte le sere, insomma, andava a avedere gli spettacoli del cinematografo dei Lumière.

Al buio, davanti a quel telo, vide un treno che arrivava ad una stazione che per poco non investiva tutti; si divertì guardando un monello che faceva i dispetti a un signore che innaffiava un giardino; seguì la colazione di un bambino con i suoi genitori... assistette a moltissime scene di vita di tutti i giorni.
“Bello il cinematografo” si disse una notte, tornando a casa “magari l'avessi inventato io... Avrei di certo lasciato tutti a bocca aperta con i miei trucchi... Chissà quali storie potrei raccontare con una macchina del genere...”
Andò subito a chiedere ai fratelli Lumière di vendergli un macchinario come quello che usavano al Salone Indiano, ma loro, preoccupati della sua concorenza, si rifiutarono anche di ascoltarlo.

Deluso e amareggiato, George continuò il suo lavoro al teatro, sognando di poter arrivare a fare anche lui, prima o poi, il cinematografo.
Frequentava il Gran Caffè non appena poteva per vedere, imparare e sognare davanti a quelle proiezioni.
Erano più interessanti di qualsiasi altro spettacolo, ma, dopo averne visto tante a lui sembrava che fossero un po' tutte uguali. Mancava qualcosa.
Le risate? La paura? Le lacrime? Forse dovevano far nascere più emozioni negli spettatori... forse dovevano raccontare delle storie, mostrare dei personaggi che facevano imprese mirabolanti, proprio come quelle che viveva lui quando stava sul palcoscenico del suo teatro.

Un giorno, finalmente, si realizzò il suo sogno: riuscì ad acquistare un cinematografo.
No, non dai Lumière, che erano gelosi delle loro proiezioni, ma da un altro inventore, che aveva imparato a costruirli.

Si mise di buona lena, comincio a registrare scene ridicole, paurose, avventurose.
Aveva inventato perfino una storia in cui una piccola astronave arrivava proprio in faccia alla luna!

Ma qualcosa ancora non andava... Cosa mancava?

Una sera, in palcoscenico, mentre stava nascondendo sotto un fazzoletto una margherita bianca, ebbe l'idea. Tirò su il fazzoletto e la margherita era diventata rossa.
“Ooohhh” fecero tutti i suoi spettatori stupiti per il trucco.
I colori! Le sue storie avevano bisogno dei colori.
Le immagini che aveva visto dai fratelli Lumiere e che lui aveva creato erano belle, ma spente, grigie, poco luminose.

Corse a casa e tirò fuori i pennelli. Aprì il tubetto del rosso, del giallo e del blu e cominciò a dipingere la pellicola.
Stava facendo un vera magia: le immagini erano finalmente colorate.
Quella sera George inventò il cinema.