Vuoi saperne di più del biplano M20?

Dopo la prima guerra mondiale l'ufficio tecnico Macchi diretto dall'ing. Alessandro Tonini progettò due piccoli biplani da turismo e scuola. L'M.16 monoposto e l'M.20 biposto erano caratterizzati dalla fusoliera profonda ed il carrello a carreggiata stretta ed ammortizzazione interna. La struttura di fusoliera a traliccio rigido in legno era del tutto priva di cavi metallici e tenditori, soluzione che ovviava ai problemi di regolazione dei tiranti. Entrambi montavano motori radiali Anziani di piccola potenza.

Nonostante il peso a vuoto fosse contenuto in soli 340 kg., la scarsa potenza condizionava inevitabilmente le prestazioni. Per l'uso addestrativo, l'M.20 era dotato di doppi comandi disinnestabili. In via sperimentale, uno fu dotato di galleggianti. Se l'ampia disponibilità di velivoli residuati bellici impedì agli M.16/M.20 significative affermazioni commerciali, il 12 ottobre 1924 un M.20 pilotato da De Briganti si aggiudicò la Coppa d'Italia disputata sull'aeroporto romano di Centocelle.

Nel 1925, quando la direzione tecnica era stata assunta dall'ing. Mario Castoldi, l'M.20 fu riprogettato sostituendo il profilo alare sottile con uno piano-convesso di maggior spessore. Vennero aggiunti alettoni anche sulle ali superiori. L'M.20 del Museo Caproni è il più vecchio velivolo di progetto originale Macchi esistente in Italia. Fu costruito probabilmente nella prima metà degli anni Venti e successivamente modificato con le nuove ali. Nel 1929 fu acquistato dalla Società Anonima Aerocentro Emiliano con motore Salmson AD.9 ed immatricolato I-AABO nel marzo 1930. Nel settembre 1933 passò all'Aero Club di Rimini, dove subì un incidente e fu radiato. In realtà l'apparecchio fu ceduto al costruttore milanese Piero Magni che nel 1939 lo modificò con estremità alari arrotondate ed allungate, abitacoli ingranditi, diversi impennaggi. In questa configurazione l'aereo non ricevette però certificato di navigabilità.

Negli anni Cinquanta la fusoliera e le ali furono però recuperate dai fratelli Caproni presso l'ing. Pier Carlo Bergonzi, pioniere dell'aviazione italiana ed accanito sostenitore della formula costruttiva "canard". Negli anni settanta la fusoliera dell’I-AABO era esposta in cattive condizioni nel Museo Caproni di Vizzola Ticino.
I resti furono trasferiti a Rovereto nel 1988-90, dove furono oggetto di un lungo e delicato restauro per riportarli alla configurazione originale di fabbrica. Le numerose parti mancanti furono ricostruite sulla base dei disegni originali conservati nell'archivio dell'AerMacchi. La colorazione e le insegne rappresentano un M.20 impiegato senza immatricolazione in alcune gare del 1924-1925.

Caratteristiche:
Apertura alare 8,00 m
Lunghezza 5,75 m
Altezza 2,30 m
Motore Anzani
Potenza 45 hp
Peso a vuoto 250 kg
Velocità massima 126 km/h