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AUTORESPIRATORE

Nel Museo nazionale delle

attività subacquee (HDS ITALIA)

Marina di Ravenna (Ra)

Il palombaro indossava l’elmo, la tuta zavorrata e stivali speciali per camminare sul fondo marino. Che strano subacqueo! Inizialmente, durante l’immersione, respirava aria dalla superficie attraverso un tubo di gomma. Poi la tecnologia migliorò: cento anni fa, la Regia Marina inventò questa apparecchiatura. L’Autorespiratore ad Ossigeno (chiamato anche Rebreather) fu l’antenato delle moderne bombole ad ossigeno. Bisognava essere molto prudenti nell’uso dell’autorespiratore.
In pratica questo è un autorespiratore a circuito chiuso che riutilizza il gas respirato dal subacqueo. Il sacco è in un materiale elastico, perché deve riempirsi di ossigeno; dentro c’è un filtro.
Il sub inspira l'ossigeno dal polmone per mezzo di un boccaglio collegato ad un tubo corrugato collegato ad un rubinetto a due vie, poi espira sempre all'interno del sacco dove il filtro a calce sodata ha il compito di fissare chimicamente l'anidride carbonica. L'ossigeno consumato dal metabolismo porta ad una progressiva diminuzione del volume del "sacco polmone" che si ripristina prelevando ossigeno dalla bombola: manualmente tramite un dispositivo manuale detto "By-Pass" od automaticamente per mezzo di un erogatore a domanda. È fondamentale, prima dell'uso, eliminare residui d'aria sia dal sacco polmone sia dai polmoni del subacqueo stesso mediante una manovra detta "lavaggio".
Durante la Seconda Guerra Mondiale era utilizzato dalla Marina Italiana per compiere sabotaggi e porre sotto le chiglie delle navi nemiche delle mine esplosive tarate ad un tempo deciso dall'incursore.

Visita il sito del Museo: http://www.hdsitalia.org/museo-hds-italia