Pazienza

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

Mercoledì mattina, ricevo una chiamata al telefono: «Sono tre giorni che ha la febbre alta…».
Poi si scopre che la febbre è solo a 38 ed è cominciata lunedì pomeriggio, meno di 48 ore prima.
Sento genitori di un bambino di 9 mesi: «Ancora non gattona, sarà preoccupante?». Ma in genere si comincia a gattonare dopo i 10 mesi.
Vista di controllo dei 4 anni: «Parla male, a volte inverte le lettere, non sarà dislessico?». Ma come ci può essere un problema di lettura in un bambino che ancora non sa leggere?
E così via.
Tutto deve avvenire in fretta, bisogna essere guariti entro poche ore dall’inizio di una malattia; quando si cominciano a dare al bambino nuove pappe una settimana di difficoltà sembra un secolo; i genitori si chiedono spesso (e chiedono al pediatra) come “aiutare” il bambino a raggiungere presto questa o quell'altra tappa del suo sviluppo psicomotorio. Come se si stesse facendo un gara a chi arriva prima a chi fa le cose più in fretta. Una gara che si svolge già ogni mattina, al momento di vestirsi per andare a scuola: tutto deve avvenire in pochi minuti, perciò il bambino viene lavato e vestito dai genitori; e così non impara a fare da sé.
E infatti, chissà perché, c'è sempre fretta, ma... si rimanda fino all'impossibile l'ingresso alla scuola materna, l'eliminazione del pannolino e la rinuncia all'uso del passeggino; quanto alla possibilità di uscire e muoversi autonomamente fuori di casa, sembra che per i genitori l'età ideale sia quella... dell'iscrizione all'Università.
Certe volte penso: ma chi è che ha più tempo a disposizione di un bambino di pochi mesi o pochi anni? Nessuno. E allora perché tutta questa fretta?
Siamo noi “grandi” che proiettiamo contemporaneamente sui nostri figli la nostra frenesia e le nostre paure, senza renderci conto che per tirare su un bambino serve anche molta pazienza.