Ignorare spensieratamente le istruzioni

Non so se ci avete fatto caso, ma qualunque oggetto in vendita è corredato da “istruzioni”. Persino in una scatola di scarpe nuove è facile trovare un foglietto: e così ogni volta che ne compro un paio vado subito a leggerlo e mi aspetto di trovarvi, prima o poi, frasi del tipo: “Mettere la scarpa sinistra al piede sinistro e quella destra al piede destro, quindi afferrare le estremità di un laccio…”. Credo che questa mania delle “istruzioni” faccia parte della tendenza inarrestabile a complicarci la vita. Chissà quanti regali, ricevuti a Natale, hanno un “libretto di istruzioni”!

Giocare fa parte della natura: a tutte le età è bello giocare, il tempo vola, si stringono le amicizie, si imparano tante cose. Giochiamo tutti (con giochi diversi, naturalmente), grandi e piccini; giocano anche gli animali (almeno quelli più evoluti). I cani che saltano in collo ai padroni, gli uccelli che si inseguono a migliaia nei cieli d’autunno, le leonesse con i loro leoncini. Giocano soprattutto i più giovani, i cuccioli: per questo si regalano giocattoli ai bambini.
Ma un regalo bisogna pur comprarlo, qualcuno dovrà produrlo e metterlo in commercio. E così per attrarre acquirenti e sollecitare desideri sempre diversi, l’industria dei giocattoli si inventa di tutto, persino giochi così complicati che, prima di cominciare, bisogna... leggere le istruzioni.

Ma non avevamo detto che il gioco è un’attività libera e spontanea? E allora, se è così, a che cosa servono le istruzioni? Il fatto è che ci sono giocattoli e giocattoli: ce n’è di quelli a cui un bambino non rinuncerà mai, mentre altri sono destinati all’attenzione di un attimo e poi finiscono nascosti in qualche remoto armadio. Be’, scommetto che i giocattoli che per primi verranno abbandonati sono quelli che hanno un voluminoso libretto di istruzioni, mentre quelli con cui i vostri bambini giocheranno e rigiocheranno senza stancarsi mai sono quelli più semplici, che forse non sono neppure dei veri giocattoli. Fate mente locale e magari ripensate ai giocattoli di quando voi stessi eravate bambini. Non era forse così?

Vincenzo Calia, pediatra e già direttore della rivista Uppa

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