Non andate all'opedale!

È una domenica di fine luglio quando il mio telefono squilla, inaspettatamente: lo tengo acceso anche se difficilmente qualcuno mi cerca di domenica, in piena estate.

È la mamma di un mio piccolo paziente.

Dopo essersi scusata per la telefonata domenicale mi dice che si trova con suo figlio al Pronto Soccorso: sono lì che aspettano da un po' e dovranno aspettare ancora a lungo, e così ha provato a chiamarmi per sapere se è proprio necessario restare in Ospedale, oppure le conviene tornare a casa.

Qual è la "malattia" del suo bambino? Nientemeno che un arrossamento e un gonfiore della punta del suo "pisellino"!

Una cosa certamente fastidiosa, ma che avrebbe potuto risolversi consigliandosi con il farmacista, aspettando l'indomani o, per l'appunto, telefonando al dottore. Ma anche, (perché no?) con un po' di buon senso casalingo. Le spiego cosa fare e lei mi ringrazia, tutta contenta di non dover restare in Pronto Soccorso.

Riflessione.

L'Italia è il Paese con il più esteso e capillare servizio pubblico di assistenza pediatrica: ogni bambino ha uno specialista a cui la famiglia può rivolgersi gratuitamente.

Eppure aumenta ogni anno il numero di bambini portati in Pronto Soccorso per problemi banali, che necessiterebbero solo di qualche semplice consiglio o di una rassicurazione.

Sembra che i genitori di oggi abbiano paura di qualunque cosa e abbiano smarrito quel sapere diffuso che ha sempre consentito ad una mamma di distinguere i piccoli incidenti di ogni giorno (magari frequenti, ma piccoli) dalle malattie serie (fortunatamente molto rare).

Chissà, forse siamo stati noi pediatri che abbiamo occupato con la nostra presenza tutto il campo relativo alla salute dei bambini, estendendo il nostro intervento anche alle cose più minute, facendole sembrare così importanti da spaventare i genitori e indurli a chiedere aiuto per ogni sciocchezza.

Il guaio è che questo aiuto viene chiesto proprio dove non si dovrebbe: al Pronto Soccorso di un ospedale, in una struttura importante che deve essere "pronta" per intervenire tempestivamente nei casi in cui c'è davvero un pericolo.

E che invece si affolla di pisellini arrossati, bollicine sottopelle, cacche lente e raffreddori.

Vincenzo Calia, pediatra e già direttore della rivista Uppa