L'estremo lusso

Scrive per noi Vincenzo Calia, pediatra di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

Squilla il cellulare, dall’altro capo del “filo” c’è una ragazza piuttosto in ansia: una giovane famiglia italiana vive a Berlino, ha un bambino di un anno, allattato al seno e svezzato a sei mesi, ed è vegetariana.

Il pediatra di fiducia quando ha saputo che questo bambino era stato svezzato senza carne né pesce si è sentito in dovere di consigliare un dosaggio dei livelli di vitamina B12 nel sangue.

Genitori e figlio sono in Italia, diretti in Sicilia per trascorrere le vacanze, quando li raggiunge una mail con i risultati degli esami: tutto normale… ma i livelli di vitamina B12 della mamma e del bambino sono un po’ bassi. Insieme giunge, categorica, una prescrizione: iniezioni di vitamina per mamma e figlio. Urgenti! Panico. Che si fa? Si cancella la Sicilia, si riprende la macchina e si torna precipitosamente a Berlino per sottoporsi alla terapia iniettiva (urgente!)?

Certe diete troppo restrittive (le diete vegane in particolare, che escludono oltre alla carne e al pesce qualsiasi altro alimento di derivazione animale) possono portare una carenza di vitamina B12, ma non mi è mai capitato di indagare sui livelli di questa vitamina nel sangue, e meno che mai di prescrivere “urgentemente” supplementi di vitamina per iniezioni.

Allora perché tanto allarme? E perché ricorrere alle punture, quando sarebbe bastato qualche consiglio sulla dieta?

Com’è possibile che siamo arrivati a questo punto? Fare la spesa, preparare i pasti in famiglia e infine mangiare sembra siano diventate cose complicatissime, da fare con mille implicazioni ideologiche, scegliendo con cura le cose da acquistare e i posti dove farlo. Non senza aver prima fatto delle scelte precise: “Noi siamo… vegetariani, vegani, crudisti, seguaci della dieta paleolitica, orripilati dal glutine, nemici del lattosio, rifuggenti i cibi OGM…” e chi più ne ha più ne metta. E poi, quasi fossimo spaventati da noi stessi e dalle nostre scelte, ecco che corriamo dal medico per un consiglio: “Sarà giusto quello che facciamo?” “Non ci mancherà per caso qualcosa?”

Chissà cosa penserebbero di noi le centinaia di milioni di persone che in tutto il mondo ringraziano il cielo quella volta che hanno da mangiare e tirano avanti con quello che trovano, se venissero a sapere tutto ciò. Forse riderebbero di noi, forse paradossalmente ci compiangerebbero. Oppure no, ci invidierebbero ancora di più: tutte queste fisime e tutta questa paura non sono forse un lusso estremo?