Potevano mancare le febbri?

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

La febbre è compagna dell'infanzia dei nostri figli, soprattutto di quelli piccoli. E con la febbre sono tornate le paure che, chissà perché, ogni anno sono più forti. Mi ha telefonato una mamma: il suo bambino (quattro mesi) ha fatto la vaccinazione; quella notte, sentendolo caldo, lo ha svegliato per misurargli la temperatura e così ha scoperto che... aveva la febbre. Come previsto.

Che cosa ha fatto questa mamma? Ha cercato subito di dargli un antifebbrile, ma il bambino, probabilmente disgustato dal sapore, lo ha vomitato. Allora gli ha messo una pezza fredda e poi lo ha tenuto accanto a sé per vegliarlo tutta la notte. La mattina dopo la febbre era già passata (anche questo era previsto, la reazione al vaccino dura poche ore), però mamma e figlio hanno passato una nottata insonne. Non sarebbe stato meglio lasciar dormire tranquillamente il bambino?

Si sapeva che avrebbe potuto avere la febbre, ma si sapeva anche che questa reazione sarebbe stata assolutamente innocua.

Che cosa spinge un genitore a tenere sempre un termometro a portata di mano e a somministrare un farmaco al minimo alzarsi della temperatura e,  se per caso non ottiene subito l'effetto sperato (l'improbabile annullamento della febbre), a somministrargliene un altro e poi, se ancora il termometro non scende sotto la soglia fatidica di 37°, a cercare di raffreddarlo con pezze e bagnetti? Da dove nasce la convinzione che si debba a tutti i costi cancellare una normale reazione difensiva dell'organismo?

Nessun bimbo muore di malattie infettive febbrili, perciò tutta questa tensione e tutta questa ansia non possono vneire dalla paura di un evento che praticamente non esiste.

Io penso che all'origine di questi atteggiamenti (che, detto per inciso, sono espressione di un'autentica "sofferenza" dei genitori) ci sia un misto di impazienza (bisogna essere "guariti" ancor prima di cadere "ammalati") e di senso di onnipotenza (possiamo fare tutto quello che desideriamo: basta un farmaco). Due pensieri che, quando si alleva un figlio, bisognerebbe cancellare dalla testa.