Sguardi

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

A volte, quando visito i bambini di tre o quattro anni, i loro genitori mi raccontano episodi per loro sconcertanti. L’altro giorno una mamma mi diceva: «Non solo parla, ma ci corregge. Ieri il nonno gli ha detto “Chiudi la luce” e lui subito ha risposto “Non si dice chiudi, si dice spegni la luce”». A volte noi adulti non ci rendiamo conto di cosa sia capace di fare un bambino, delle cose che lui nota e memorizza, delle scoperte che fa giorno per giorno. Tiriamo diritti sulla nostra strada distratti e presi dai nostri pensieri, senza renderci conto che i nostri bambini diventano ogni giorno più grandi.

Tutto è una scoperta per loro: noi non ci facciamo caso… e non sappiamo che cosa ci perdiamo. Poi il tempo passa, ogni bambino diventa un ragazzo e poi un uomo. Allora i genitori rimangono ancora più sorpresi delle cose che fa (o che non fa), degli interessi che lo appassionano (o dei compiti che lo annoiano). Fino a quando non lo riconoscono più. Basterebbe guardare il mondo anche con i gli occhi di un bambino; fermarsi un attimo a condividere le sue scoperte e le sue meraviglie per mantenere sempre vivo uno stretto contatto con lui. I bambini hanno bisogno che noi adulti guardiamo le cose che loro guardano.

Ma anche noi adulti avremmo bisogno di guardare le cose che guardano i bambini. Ce ne dimentichiamo troppo spesso, salvo poi rimpiangere di non averlo fatto quando ormai è troppo tardi.