Vita dell'artista Takashi Murakami

"È il mistero dell'arte che salva l'anima dell'uomo, come un fiore di loto che sboccia dal fango", Takashi Murakami
 

Takashi Murakami ha amato fin da bambino il mondo dei cartoni animati e dei fumetti giapponesi che, nella sua cultura, vengono chiamati anime e manga e sono molto seguiti anche dagli adulti.

Figlio di una tradizionale famiglia dove rispetto della persona e delle tradizioni erano fondamentali, dopo aver studiato pittura tradizionale giapponese apprendendo stili e tecniche dei più rinomati maestri del passato si trasferì a New York. Questa diventerà la sua città occidentale preferita: qui apprenderà un nuovo modo di fare arte e di contaminare la tradizione con la cultura popolare e il mondo del commercio e della comunicazione di massa. Tornato in Giappone, ispirato dalla celebre Factory di Andy Warhol, aprirà la sua Hiropon Factory: un centro di studio e sperimentazione dell'arte visiva dove far apprendere e sperimentare i nuovi talenti, rendendoli partecipi della realizzazione delle sue vivacissime opere. Proprio il suo approccio POP e non elitario farà sì che diventi anche un grande collaboratore di griffe quali Louise Vuitton e di altri artisti del mondo della musica e del cinema. Oltre a straordinarie opere pittoriche nel suo stile SUPERFLAT (superpiatto) con personaggi inventati o ispirati al mondo dei numerosissimi spiriti e spiritelli della cultura giapponese, realizza gigantesche sculture che sembrano uscite dal mondo dei cartoni animati ma anche abiti, calzature, copricapi bizzarri oltre ad accessori di moda con i suoi personaggi.

Ma attenzione! Dietro quest'apparente spensierata superficialità si nasconde uno sguardo malinconico sul malessere di una generazione di giovani che preferisce passare ore davanti a un videogioco o in camera a leggere manga che affrontare una società nella quale non si sente forse felice.

Ai grandi temi dei disastri ambientali e delle devastazioni belliche in Giappone Murakami ha dedicato le recenti immense opere dove la vita e la morte, la gioia e il dolore si rincorrono: "Dopo Fukushima molto per me è cambiato e non ho perso fiducia. Per questo metto il cappello: è la mia arma di difesa"

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