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L'arte della fusione delle campane in questo paese del Molise è una tradizione che risale a diversi secoli fa, ed è legata principalmente al nome della famiglia Marinelli. La sua storia inizia nel 1339, anno in cui un avo dei Marinelli, Nicodemo, incide il suo nome sulla campana della chiesa di Agnone, la notevole parrocchiale di Sant'Emidio. Da allora, i membri della famiglia Marinelli cominceranno a tramandarsi il mestiere di padre in figlio, usando le stesse tecniche adottate dal loro antenato. Il successo di queste campane è legato non solo alla secolare esperienza di chi le fabbrica, ma specialmente alla qualità dei loro suoni, tanto potenti quanto limpidi, ottenuti attraverso calcoli estremamente precisi del peso, dello spessore, del diametro e dell'altezza di ogni campana. Infatti, nella fonderia Marinelli, non si usano misure o criteri standard, ogni esemplare è un originale, come se fosse una bottega artigianale.

Il Museo Marinelli, sorto nel 1997 per volontà del dott. Pasquale Marinelli, dedicato al fratello Ettore, è uno dei pochissimi musei privati nel mondo a raccogliere una vasta collezione di campane dall'anno mille ai nostri giorni.

La sua unicità è dovuta alla compresenza dell'attigua omonima Pontificia Fonderia in cui è tutt'ora praticata l'arte campanaria dallo scultore. La famiglia Marinelli ha un ricordo davvero speciale: l'aver accolto, nella fonderia, Giovanni Paolo II.

Questa apparsa su La Giostra è una campana antichissima, appartiene alla famiglia Marinelli. Pare che non esista copia più antica di questa. La trovarono nella campagna abruzzese, così com’è adesso: non ha fregi nè iscrizioni. È di bronzo; chi la costruì conosceva bene l’arte di fondere i metalli. Probabilmente fu riparata con quella maniglia di ferro, sopra. Chissà come suonò al suo primo collaudo musicale… Chissà per chi e perché suonò questa campana, tremila anni fa…

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