Forti, per la vita!

Ho un figlio di sei anni. Oggi quando lo porto ai giardini vedo che è impacciato, deriso dagli altri bambini, timoroso. Mi viene una tale rabbia mentre vedo che gli altri gli tolgono i giochi e lui non è in grado di reagire, ma corre da me a piangere! Allora mi arrabbio con lui, lo tratto male. Mia moglie è una madre apprensiva che soffoca il bambino continuamente e si sostituisce a lui. È  sempre in apprensione per il bambino e mi accusa di essere duro e insensibile, con il bambino e con lei. Che posso fare?     Estratto della lunga lettera di papà Guido (dalla provincia di Padova)

Risponde Maria Antonietta Simeoli, maestra di grande esperienza nella Scuola dell’Infanzia e tutor presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.

Grazie della tua lettera lunga e sofferta. Generalmente le madri tendono ad essere più apprensive dei padri, mentre a questi spetta la funzione di spingere i figli verso il confronto con il mondo e l’autonomia. Certe volte la protezione di una mamma può essere eccessiva, tanto da sviluppare nel bambino un’immagine distorta di sé, che si percepisce come incapace e bisognoso di cure. Per queste donne è difficile capire che il cordone che li unisce ai loro piccoli non può durare tutta la vita.

Generalmente non serve neanche sgridare i bambini, anzi aumenta il loro senso di incapacità.

Che cosa fare ora? È necessario che papà e mamma si confrontino sulle modalità di relazione con il bambino, soprattutto sulla distinzione fra loro stessi e il figlio. È necessario riflettere sul significato di essere una guida per i nostri figli; i genitori hanno il compito di preparare il bambino all’autonomia, per essere in futuro un adulto sereno e appagato. Le nostre emozioni, esperienze e inclinazioni sono nostre, appunto, e non appartengono al piccolo.

Il figlio è un essere distaccato da mamma e papà; ha caratteristiche uniche. Arrabbiarsi e sgridare il bambino per la vostra difficoltà a trovare una via educativa comune, non serve; è ingiusto ed alimenta in lui l’idea di non essere adeguato nelle situazioni di vita pratica, ma neanche adatto per i suoi genitori. Cercando di sostenersi a vicenda, papà e mamma, sapranno riconoscere la differenza fra i propri sogni e bisogni e quelli del proprio piccolo.

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