L'ora dei pasti

Quando ci sediamo a tavola, o quando è l’ora dei pasti, la bambina non mangia mai; poi si strafoga di yogurt, biscotti o merendine nel pomeriggio. Già da piccola veniva allattata “a richiesta” e mangiava  quando voleva... Ma adesso come può imparare a mangiare ad orario? Silvia (e-mail da Venezia)

Risponde il dott. Vincenzo Calia, pediatra di grande esperienza e già direttore della rivista Uppa.

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Come è possibile che una “buona regola” (l’allattamento a richiesta di un neonato) si possa trasformare  in una “pessima sregolatezza”: mangiare a qualunque ora e solo quello che più fa gola? Allattare “a richiesta” è un vantaggio nei primi mesi di vita: è il modo migliore per creare una sintonia fra mamma e bambino e fornire a quest’ultimo tutto il nutrimento (e l’accudimento) di cui ha bisogno. Quando si diventa più grandi mangiare ad orari fissi, assumendo un corretto mix di sostanze nutrienti, è  indispensabile per mantenersi in salute ed è anche un inderogabile aspetto dell’educazione. È facile  che una mamma si adegui alle richieste di un neonato, ma è più difficile cambiare regole e  comportamenti via via che i figli crescono. Soprattutto se si tratta del mangiare, molti genitori non riescono ad ottenere da un bambino di tre anni un comportamento corretto e si limitano ad accontentarsi di quello che di solito si ottiene da un bambino di tre mesi. Come mai?

Credo che  bisognerebbe liberarsi di qualche idea sbagliata.

Bisogna indurre un bambino a mangiare a tutti i costi, anche dandogli quasi esclusivamente gli alimenti di cui è più ghiotto? Come se il rischio fosse ancora la denutrizione (lo era un tempo e lo è ancora, ma non certo dalle nostre parti) e mangiare fosse un optional e non un’inderogabile esigenza dell’organismo.

Le regole, soprattutto se sgradite ai bambini, sono imposizioni: se un bambino le rifiuta non resta che accontentarlo, per evitargli… un trauma. Davvero? E invece le regole sono la misura della nostra civiltà e, nel caso dell’alimentazione, una garanzia di buona salute.

Essere bambini è una condizione immutabile: il bambino, messo al centro della vita di una folla di adulti che lo circonda, rimane per sempre il re della famiglia. Al contrario: i bambini cambiano in continuazione, quello che per loro va bene oggi, non andrà più bene domani. E non è la realtà (potremmo anche dire la società) che deve adeguarsi ad ogni richiesta di un bambino, ma sono i bambini che devono crescere, adeguandosi al mondo in cui sono destinati a vivere.