Narrare le emozioni

Cari genitori, insegnanti, educatori,

La Giostra torna ad offrirvi qualche spunto o proposta per arricchire di senso e di valore la relazione quotidiana con i piccoli. Oggi parliamo di…

Narrare le emozioni

Un bambino piccolo, oppure il bambino con difficoltà cognitive o relazionali, comunica con spontaneità attraverso la gestualità piuttosto che utilizzando altri canali e codici culturali. Progressivamente il bambino apprende linguaggi  per narrare della propria esperienza interiore e relazionale. Questo percorso nasce dalla relazione con la madre e dalla capacità di dare significato funzionale alla gestualità, che diventa finalizzata e quindi azione vera e propria. L’azione per il bambino è esplorazione e gioco, territorio di incontro fra le sensazioni che avvengono nel contatto con il mondo e emozioni interne. L’azione precede il verbale e con il gioco simbolico può attuarsi un collegamento fra il linguaggio del corpo e quello culturale, del linguaggio.

È questo il momento in cui il bambino conosce attraverso il corpo, ma è in grado di rielaborare i dati della realtà attraverso il gioco del “far finta di…”. La trama della narrazione si allarga progressivamente fino ad aiutare il bambino a “pensare per storie”, costruite e poi trasmesse agli altri verbalmente. Successivamente l’azione vera e propria non è più necessaria: il bambino impara a narrare senza più far ricorso all’espressione del corpo. Si narra di se stessi e delle proprie emozioni.

Essere in grado di osservare e seguire questo percorso di sviluppo è uno dei massimi compiti formativi dei genitori e degli insegnanti. L’adulto attento si pone in ascolto delle narrazioni dei bambini, crea un contesto relazionale accogliente, stimola il gioco in tutte le sue forme e struttura spazi con materiali strutturati e di recupero; aiuta il bambino a raccontarsi e a trovare le parole per dire di sé e del proprio mondo interno

|Maria Antonietta Simeoli|

 

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