Parla? Non parla?

Noi esseri umani non siamo molto diversi dagli altri animali. Uomini e scimpanzé hanno in comune il 98,5% dei geni: questo può sembrare anche naturale. Ma gli uomini hanno in comune il 98% dei geni anche con i topi! I geni regolano il funzionamento del nostro organismo: perciò noi funzioniamo  praticamente come tutti gli altri mammiferi. Eppure quella piccolissima parte del nostro genoma che non condividiamo con nessuno ci conferisce delle capacità eccezionali. Una di queste è il linguaggio. Anche gli animali comunicano con suoni, gesti o sguardi, ma nessun essere vivente è capace di  articolare un vero e proprio linguaggio e, sulla base di questo linguaggio, fare ragionamenti e sviluppare competenze e capacità. Perciò non c’è da meravigliarsi che i genitori facciano molta attenzione allo sviluppo del linguaggio dei loro bambini e si allarmino facilmente quando c’è qualcosa che a loro sembra che non andare bene. A parte le prime paroline di due sillabe, si comincia a “parlare” fra i due e i tre anni, sicché un bambino che si inserisce nella scuola materna già parla bene. Ma non tutti lo fanno, ed è proprio questo il motivo di tante preoccupazioni e di tante richieste di interventi specialistici. Come orientarsi allora? Ecco alcuni semplici criteri per escludere una patologia.
1. Il bambino viene da una famiglia bilingue: è normale che faccia un po’ più fatica degli altri per cominciare a parlare.
2. Mostra chiaramente di sentire i rumori e le voci: questo ci permette di escludere che il ritardo nel linguaggio derivi da una sordità congenita.
3. Comprende quello che gli viene detto e agisce di conseguenza: questo significa che, pur non essendo in grado di articolare le parole, il linguaggio è già “stampato” nel suo cervello.
4. Usa i gesti in maniera appropriata facendosi capire: questo significa che, pur non riuscendo ancora ad articolare le parole, ha una spiccata capacità di comunicare.
5. Interagisce normalmente con i suoi coetanei e con gli adulti: questo ci fa capire che il ritardo nel linguaggio non dipende da un disturbo della relazione fra il bambino e gli altri.
Se vostro figlio ancora non parla, ma il suo comportamento corrisponde a questi criteri, potete stare tranquilli. Poi ci sono tutti i più diversi difetti di pronuncia: c’è a chi manca la “erre”, chi confonde le consonanti… Ma questo è un altro discorso.

Vincenzo Calia, pediatra e già direttore della rivista Uppa

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