Sarà vero, ma non ci credo

Da un po’ di tempo si moltiplicano le notizie su maltrattamenti che bambini molto piccoli subirebbero all’asilo nido e alla scuola materna. Si invoca a gran voce l’istallazione di telecamere nelle scuole, per consentire ai genitori di monitorare “in tempo reale” ogni momento della vita dei loro figli. È come se all’improvviso educatrici ed educatori fossero impazziti.

Oggi leggo che c’è un asilo in cui le educatrici portano i bambini a spasso d’inverno per esporli al freddo e farli ammalare: lo scopo sarebbe quello di avere meno bambini che frequentano e quindi meno lavoro. Questo è veramente incredibile!

Intanto è scientificamente dimostrato che ci si ammala più facilmente in ambienti chiusi che non all’aria aperta: sono decenni che noi pediatri cerchiamo di spiegare che le malattie non vengono dal freddo ma dai virus, che saturano stanze chiuse,  ma si disperdono e diventano innocui all’aria aperta.

Tant’è vero che, nei gelidi climi del Nord Europa, le famiglie fanno a gara per mandare i loro figli nelle scuole che svolgono la maggior parte delle attività nei giardini e nei boschi. Questo non solo nella loro breve estate, ma anche nei loro lunghi inverni.

Infine non posso fare a meno di ricordare un evento capitato ormai dodici anni fa: un gruppo di educatrici di una scuola materna (a Rignano Flaminio, vicino Roma) fu accusato di sevizie nei confronti dei bambini a loro affidati. La storia riempì i giornali, i telegiornali e i talk show; genitori inferociti giuravano che i loro figli erano stati traumatizzati. La vita degli accusati fu letteralmente distrutta. Poi ci furono processi e sentenze che sancirono, inequivocabilmente, l’inconsistenza delle accuse e l’innocenza degli accusati.

Ecco cosa penso: non sono le telecamere e i controlli a distanza che possono proteggere i nostri figli. Quello che serve (e quello che manca purtroppo, non solo nelle scuole) è un clima di fiducia e stima reciproca fra le persone.

Vincenzo Calia, pediatra e già direttore della rivista Uppa

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